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Veltrusconi, una lenta deriva antidemocratica

Sergio Vasarri

deriva.jpgLa brutta storia del “voto utile.”Uno svilimento dei valori fondamentali del nostro sistema. I valori esistono ancora

Per la dottrina politica tradizionale esistono vari tipi di voto, come descrive esaurientemente il prof. Carlo Guarnieri, per citarne uno. Il cosiddetto voto di appartenenza, ad esempio, che è quel voto che l’elettore dà alla parte politica a cui si sente di appartenere in termini di valori fondamentali e prospettive di futuro. E’ un voto assolutamente di parte.
Poi c’è il voto d’opinione, tipico di quell’elettore che sceglie di votare una parte politica in base ad una valutazione del suo programma e della sua affidabilità, o di una particolare linea politica che si sostanzia anche in un solo progetto di legge. Il pensiero va immediatamente ai consensi ottenuti in decenni passati da partiti che hanno connotato la loro azione politica intorno a scelte di cambiamento sociale o economico: dalla legge sull’aborto, a quella sul divorzio, allo statuto dei lavoratori, e altre ancora.
Purtroppo, esiste anche il voto detto di scambio, in cui l’elettore non valuta l’aspetto più propriamente politico della sua preferenza ma distorce la ratio dello strumento per “scambiare” la propria adesione ad una parte politica con un vantaggio o con la promessa di un vantaggio. Vantaggio che, se ottenuto, risulta in un beneficio ingiusto ai danni della collettività, in quanto non risultante da logiche di equità e giustizia ma di preferenza preconcetta.
Tutto questo fino a pochi mesi fa, quando Silvio Berlusconi, leader del Popolo delle Libertà, e Walter Veltroni, leader del Partito Democratico, ci hanno comunicato che esiste anche il voto utile. Il che comporta come conseguenza immediata che esista anche un voto inutile, cosa che fa impallidire anche le più strampalate teorie di legittimazione di regimi totalitari. Il voto utile, a detta dei due amigos, sarebbe quello espresso a favore di uno dei loro due partiti. E basta.
Quindi considerando che i sondaggi attribuiscono a Veltrusconi circa il 65% dei voti, ci sarebbe il 35% degli italiani che vanno a votare inutilmente. Se consideriamo la questione come paradossale, ci scappa anche una risata, ma riflettendo sul valore che ha ogni singolo voto in una democrazia, e su quanto questa democrazia sia costata ad un Paese come il nostro, alle risate si sostituisce una forte preoccupazione. Preoccupazione di una lenta deriva antidemocratica, di un progressivo svilimento dei valori fondamentali del sistema, di un inesorabile delirio di onnipotenza e autoreferenzialità di questa classe politica. Professare la teoria del voto utile e inutile, in un accordo trasversale tra PdL e PD – cioè tra i due principali contendenti della battaglia elettorale – che fa davvero venire i brividi, è la vera antipolitica. Questo è l’approdo della democrazia italiana a sessant’anni dalla Costituzione repubblicana recentemente festeggiata?
In questo scenario, dobbiamo veramente stare con gli occhi aperti, non berci la medicina veltrusconiana,peggiore del male, e ribadire il nostro voto di parte. Per non credere a chi ci dice che i valori non esistono più. Per credere che un futuro diverso è ancora possibile.

Categoria: Politica

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