Paolo De Nardis
Il recupero del vecchio modo di comunicare.La sfida politica era apparsa come un affare privato fra due partiti. Il recupero di attenzione da parte della Sinistra
La peculiarità di questa campagna elettorale riposa forse sul fatto che lo stress mediatico a cui ci eravamo abituati negli ultimi tre lustri sembra essersi fortemente ridimensionato. E’ come se la comunicazione politica avesse voluto ritrovare le matrici specifiche del caso italiano recuperando la vitalità della rete sociale rispetto alla rete mediatica, del comizio in piazza rispetto al discorso in video, della logomachia attraverso argomentazione rispetto alla rissa nel salotto televisivo.
Del resto è nella tradizione e nella storia politica del nostro paese la preferenza accordata alla rete sociale. Gli stessi partiti politici di massa erano e sono stati per tanto tempo reti sociali.
La stessa guerra di liberazione dall’occupazione nazifascista (1943-1945) è stata portata avanti attraverso le reti sociali dei partiti del CLN e non attraverso reti mediali, come è successo in altri paesi europei che utilizzarono, per esempio, le radio libere.
Perciò sembra che il recupero del vecchio modo di comunicare sia chiaro anche se ciò comporta l’impressione di una campagna elettorale più spenta rispetto al passato, non essendoci questa volta la politica urlata nello sbrilluccichio mediatico e nella volgarità di un maquillage che aveva timbrato l’autunno più becero della stagione della politica spettacolo, già inaugurata nell’ultima fase della così detta prima repubblica, o meglio del primo tempo della repubblica.
Certo l’effetto Veltroni è stato quello di far sparire tutti gli altri mezzi di comunicazione nel senso che egli stesso è diventato un medium, in un crescendo che empiricamente ha aggiustato il tiro dalle primarie di ottobre ad oggi e che è stato, per la prima volta in quindici anni, imitato dall’altra parte nella figura di Berlusconi che, sempre per la prima volta in quindici anni, si è trovato a rincorrere lui il proprio avversario dopo l’abitudine ormai tradizionale ad essere rincorso.
E’ Veltroni che inaugura la stagione dei comizi viaggiando per i capoluoghi italiani e che gioca di servizio costringendo l’avversario a giocare di rimessa, inizialmente con la conseguenza di una difficoltà complessiva della campagna elettorale portata avanti dalle altre forze politiche per far decollare i propri contenuti. Come ha notato Patrizia Sentinelli in un’intervista a “Liberazione” si può dire che in un primo momento di questa campagna l’effetto trainante, in particolare quello mediatico che pure c’è stato, ha fatto apparire la sfida politica come una sorta d’affare quasi privato che riguardava solo i due partiti così detti maggiori, galvanizzandosi e polarizzandosi attorno al Pd e al Pdl, come se esistessero solo Veltroni e Berlusconi.
Poi, dopo un assestamento non certo del tutto indolore, le prospettive si sono pluralizzate e la situazione è migliorata nel senso che anche le posizioni della Sinistra e il suo programma ce l’hanno fatta ad arrivare alla gente che si riesce a incontrare e che mostra in tal modo un’ attenzione maggiore all’ascolto rispetto all’inizio.
E’ proprio in questa specificità di ascolto reciproco che forse si pone la peculiarità di una comunicazione politica che ha saputo, con quell’entusiasmo che non si vede sempre a occhi nudo, rinsaldare il porta a porta, l’argomentazione razionale e insieme appassionata di una militanza recuperata nel ricordo degli anni migliori della sinistra italiana, ma che andrà sempre più culturalmente riqualificata anche alla luce di un presente da conoscere ancora meglio, da indagare più approfonditamente, proprio perchè così infidamente diverso rispetto al passato.

La speranza per il futuro
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