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Una Sinistra che sappia costruire il futuro

Mimmo Rizzuti

sinistra_europea.jpgAndare a votare Sinistra -Arcobaleno è decisivo.  La crisi della  rappresentanza e la mutazione genetica della politica. Il valore dell’esperienza di “Sinistra europea”

Il voto a “La Sinistra L’Arcobaleno” è importante per consentire, nel panorama politico e istituzionale dato, la sopravvivenza di una voce di sinistra, continuando a dare alla parola Sinistra , per quanto possibile in un’epoca in cui le “parole tendono a separarsi dal loro senso consueto”, il suo significato originario. L’invito da parte mia, quindi,  ai delusi, agli indecisi, ai demotivati, a tutti,  è quello di andare a votare e dare il massimo apporto a questo finale di campagna elettorale.

Ciò detto non si può far finta di niente. Né pensare che una volta superato il tornante elettorale si possa riprendere un qualche cammino, se non si fanno chiaramente i conti  con le nostre contraddizioni,  con il dato di fondo costituito dalla fine della “modernità” nata  in Francia nel 1789 e con la dissoluzione dello spazio pubblico creato da quell’ epocale rivoluzione.
Se non si fanno i conti con la crisi della rappresentanza  e con la mutazione genetica della politica e dei partiti per i quali, anche a sinistra, la parola partecipazione è sempre più vicina ad una bestemmia.
Nella politica di oggi, anche a sinistra, c’è sempre una motivazione per impedire l’avvio di processi di partecipazione che non siano forme di plebiscitarismo tipo le primarie del PD o il referendum sindacale  per l’accordo sul Welfar.
C’è sempre, anche sul nostro versante, una motivazione per repentini cambiamenti che durano lo spazio di una grande assemblea in cui i leader invitano dal palco a suscitare maree travolgenti di se stessi e degli apparati di partito e poi, magari dopo un mese di silenzio, decidono a livello di stati maggiori ristretti, scenari, programmi e liste elettorali.
  Ma, si dirà, come si è detto,….c’è stata la repentina ed imprevedibile ( imprevedibile?) crisi di governo……. etc., etc, etc…….
La verità è che anche nella  Sinistra, quella che dobbiamo votare e sostenere in questi ultimi giorni di campagna elettorale, spesso alla partecipazione si preferisce la  rappresentazione, con tutto quello che ne consegue.
Le modalità stesse  della nascita della formazione con cui stiamo nel vivo dello scontro elettorale giunto al suo epilogo e lo scarso entusiasmo che ha suscitato   ne sono una ulteriore  testimonianza .
Sono l’esempio ultimo e più eclatante, di una incoerenza di fondo, direi strutturale dell’essere dei partiti di oggi . Di  come si cancellano con un tratto scelte importanti che sembravano acquisite, quali la coerenza  tra fini e mezzi alla luce della quale abbiamo in questi ultimissimi anni riesaminato  alcuni dei temi di fondo della crisi e dell’implosione del socialismo reale, dei limiti stessi del leninismo, della sconfitta storica del 989  e che hanno animato discussioni  e il dibattito in un importante congresso: quello di Venezia del PRC.
Argomenti  e discussioni che avevano fatto riavvicinare tanti e tante alla politica. 
Quanto  a tradurli in pratica, però, è tutt’ altra cosa. Ed i fatti lo hanno dimostrato.
Sono argomenti  da lasciare, nel   migliore dei casi , a sognatori ingenui. E non credo assolutamente  per incomprensione dei gruppi dirigenti di vertice o, meno che mai, per disonestà intellettuale.
Penso al contrario che ci sia qualcosa di diverso. Direi una sorta di ostacolo strutturale  che va indagato e rimosso: la natura dei partiti in quanto tali e la loro possibilità o meno di autoriformarsi.
Il fine, è vero, è:
• la democrazia partecipata;
• un nuovo rapporto tra rappresentanti e rappresentati che sappia fare i conti con la crisi del modello della democrazia rappresentativa nato dalla rivoluzione francese e  con la crisi degli stati nazione propria di questa fase;
• la costruzione di  un nuovo soggetto politico in cui, in autonomia e con la regola del consenso, si  dia altra forma al rapporto tra politica-sociale.
Ma.. questo,  domani . Oggi - si dice- non ci sono le condizioni, quindi   dobbiamo decidere tutto centralmente e spazzare via persino quel poco che si è fatto, per esempio, con una difficile, limitata , ma interessante  esperienza quale quella di Sinistra Europea.  
No, così non funziona. Meglio non funziona più, perché non può funzionare.
Ciò nonostante non si può, per quanto mi riguarda, voltarsi dall’altra parte e non   rendersi conto che, anche con queste premesse, un risultato positivo della Sinistra L’Arcobaleno è di grande importanza per mantenere aperto un uno spazio politico nel quale sia possibile riprendere discussione e cammino. E a questo obiettivo, a mio parere, dobbiamo concorrere attivamente tutti e tutte.
Dalla sera del 14 Aprile deve essere  un obbligo, un dovere per tutti i protagonisti riaprire  spazi e percorsi adeguati e coerenti, per non buttare a mare lo sforzo generoso di tanti compagni e compagne  di costruire un nuovo  soggetto politico  unitario e plurale quale quello avviato con  la Sinistra Europea ( si può dire?).
Un soggetto che  poteva diventare quel punto di coagulo di forze organizzate e movimenti solo che avesse realmente  seguito la strada indicata nelle tante declamazioni dei promotori, superando il rapporto nato a tavolino  tra il PRC (che pure  con intelligenza e coraggio aveva aperto il processo)  e le  associazioni che aderivano alla SE e  innescando  un meccanismo di partecipazione dal basso  in grado di far nascere realmente sui territori la “nuova sinistra” che in tanti auspichiamo.
Ma riaprire questo percorso implica  chiedersi perché lo stesso si è arenato, perché è stato interrotto da una sorta di aborto non terapeutico, per dar vita ad un nuovo evento:la  Sinistra-Arcobaleno che poi, immancabilmente ne ha assunto  tutti gli aspetti più negativi, avendone rovesciato uno degli assunti fondanti  e le stesse modalità di partenza.
Forse è il caso di chiedersi se la nascita di un nuovo soggetto politico, capace di fare i conti con la fine dell’epoca moderna, possa  essere promossa  e gestita da forze ancorate alle loro storie ed esperienze novecentesche. Riteniamo invece che dovrebbero  esplorare nuove vie,nuove modalità di essere, insieme ad altri soggetti, movimenti e associazioni, presenti nella società italiana.
In questa direzione, peraltro, tante  esperienze si producono e si moltiplicano  e sarebbe da miopi ignorarle o sottovalutarle.
 

Categoria: Politica

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