Forse si spiegano così gli attacchi alle organizzazioni dei lavoratori. L’azienda annulla l’incontro con le nove sigle. Giovedì la convocazione del governo, poi tutto a dopo le elezioni
A Fiumicino non sono pochi a parlare di rischio che il cerino acceso resti nelle mani dei lavoratori, dei sindacati.Forse si spiegano anche così gli attacchi di inaudita gravità portati alle organizzazioni dei lavoratori.
Il rinvio da parte di Alitalia dell’incontro con le nove sigle sindacali non è stato preso bene. Si pensava che sarebbe stato possibile proseguire il discorso avviato qualche giorni fa sul documento che indicava una possibile via di uscita se Alitalia si fosse trovata da sola. Il progetto predisposto dall’ex presidente Prato, affrontava l’emergenza per dare qualche possibilità di respiro. Mirava ad evitare il commissariamento e il fallimento. Evitava il ricorso, appunto, alla legge Marzano. I sindacati pensavano che proprio dall’incontro con il nuovo presidente, Aristide Police, sarebbe venuta la conferma della possibilità di un percorso, tutta da discutere ovviamente, per evitare pesanti soluzioni che comporterebbero il taglio di migliaia di posti di lavoro e un futuro estremamente incerto sulle sorti della compagnia. Tutto questo anche alla luce delle ultime dichiarazioni di autorevoli esponenti dell’Unione Europea, per l’esattezza del commissario dell’Ue ai Trasporti, Jacques Barrot il quale con toni ultimativi ha detto: “ E’ necessario che i sindacati valutino bene le conseguenze delle proprie scelte” ed ha ricordato che Alitalia “ha già beneficiato di aiuti pubblici fino al 2011 e nuovi aiuti sarebbero bocciati dalla Corte europea”. La conferma, che si cerca di lasciare il cerino acceso nella mani dei sindacati. E’ accaduto invece che l’incontro azienda-sindacati sia stato aggiornato,senza indicare una data, comunque a dopo a quello previsto per giovedì fra le rappresentanze dei lavoratori e il governo. Un segnale chiaro: le castagne dal fuoco le cavi il governo, poi ci venga a dire che vuol fare. Ma si offrono anche altre interpretazioni. C’è chi richiamandosi a “ l’ora è fuggita”, intonata dal morente Cavaradossi nella pucciniana Tosca, pensa che ormai tutto ripartirà dopo le elezioni. Non sono prevedibili incontri mentre gli italiani si recano alle urne. Si entra così nel campo dei pessimisti che diventa sempre più folto. La stessa presa di posizione del Consiglio di amministrazione di Air France che ieri aveva lasciato intendere che c’erano ancora degli spiragli viene più attentamente rivisitata. . E’ vero che Spinetta aveva detto che ora spettava all’azienda e ai sindacati dire che vogliono. Una sottile analisi delle parole contenute nel comunicato aveva portato a dire che se i francesi intendevano chiudere il tavolo non avrebbero usato il verbo volere al presente. E questo è il bicchiere mezzo pieno; ma c’è anche il bicchiere mezzo vuoto perché i francesi hanno ribadito che il loro progetto ‘ il “ solo” possibile. Le nove sigle sindacali hanno comunque ribadito la loro disponibilità alla trattativa. Il fatto che sia Alitalia che il governo in queste ora non dicano più una parola può anche lasciare intendere che il tavolo resta aperto ma si riprenderà dopo il voto. Forse ha ragione chi pensa che davvero “ l’ora sia fuggita” e si debba ricominciare tutto daccapo, magari con Air France. Mai dire mai. Lo insegna la storia. In particolare quella travagliata di Alitalia.

La speranza per il futuro
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