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Civitavecchia, l’autogestione dei portuali

Letizia Moroni

porto_civita.jpgLa  Cooperativa dei lavoratori del Porto nasce nel 1897.Da  utopia a realtà:il progetto ore 24,360 giorni l’anno, costruito dal presidente della Compagnia, Enrico Luciani

A volte capita anche che l’utopia diventi realtà. E’ accaduto a Civitavecchia con la Compagnia Portuale, sempre più diventata un “ modello” di impresa gestita dai lavoratori, passata nella sua lunga storia attraverso le intemperie del fascismo, della guerra, ostacoli di ogni tipo sempre superati. Una lunga storia, appunto, che vale la pena di ricordare per segnare l’attuale stato di sviluppo.

Nel 1897 le condizione dei lavoratori dei porti italiani erano pesanti, in difficoltà gli scali e, poiché l’economia di Civitavecchia era legata al commercio portuale la città entrò in una profonda crisi economica.
I caporali detenevano il possesso delle braccia e, per aumentare il profitto, cercarono di giocare sul ribasso dei salari, sull’aumento dei turni e delle ore lavorative, i portuali diventarono così una categoria sfruttata, precaria e senza garanzie.
In questo duro contesto prese forza da parte dei “camalli” la consapevolezza che per difendere i propri diritti bisognava lottare, e la vittoria che ottennero si chiama autogestione.
Questa conquista fu il frutto di un lungo sciopero iniziato il 18 gennaio 1897 che, attraverso duri scontri e molteplici manifestazioni, gettò le basi per la nascita di una Cooperativa autogestita dai lavoratori stessi a tutela dei  loro diritti.lo sciopero ebbe un’enorme risonanza nazionale dando i suoi frutti.Il 21 aprile 1897 il Tribunale Civile e Penale di Civitavecchia riconobbe la nascita della Società Cooperativa Nazionale dei Lavoratori del Porto.
La Compagnia Portuale, da subito, fu sempre molto vicina alla città di Civitavecchia , infatti oltre che difendere i diritti dei lavoratori, promosse numerosissime iniziative  di sostegno alle fasce sociali più deboli, sostituendosi così allo Stato, promuovendo la solidarietà tra pari grado ed anticipando le conquiste sociali che ottennero in futuro altre categorie di lavorator.
Oggi la  Compagnia Portuale di Civitavecchia di cui è  da circa dieci anni è presidente Enrico Lucani,  continua a rappresentare un simbolo delle lotte dei lavoratori che si affrancano dalle logiche del profitto. La Compagnia è  cresciuta sia dal punto di vista del prestigio che della dimensione, tanto che attualmente sono stati assunti ben cento nuovi lavoratori portuali.
Ma perché la Compagnia Portuale può essere considerata un’utopia che si è fatta realtà? Per rispondere diamo uno sguardo  alla cronaca degli ultimi anni .
Nel 1989 l’allora Ministro dei Trasporti Prandini emanò un decreto legge che privatizzò la manodopera del Porto, diede cioè la possibilità agli Armatori di effettuare operazioni di carico e scarico in banchina senza usufruire delle maestranze portuali un tempo rappresentate per legge dalle Compagnie Portuali: per la prima volta si infrangeva “il monopolio” del lavoro che era stato istituito dall’art. 110  del codice della Navigazione, il quale imponeva obbligatoriamente la presenza della Compagnia Portuale nelle operazioni di imbarco e sbarco delle merci. Era un duro colpo per il lavoro autogestito.
Si arriva poi ad una nuova legge, la Legge 84, che risale al 1994 e   riscrive la regolamentazione del lavoro portuale valida ancora oggi disposizioni ancora oggi in vigore che conferma che il lavoro può essere svolto da qualsiasi impresa privata e non più dalle Compagnie Portuali, utilizzando il proprio personale ed i propri mezzi.  Si stabilisce anche che le  Compagnie Portuali possono lavorare come fornitrici di manodopera per i picchi di lavoro subentrando quando le imprese non riescono a completarlo. Accade così che nei porti si anticipa quel fenomeno che si chiama precariato: il lavoro nei porti diventa precario per legge, i portuali diventano precari!

A Civitavecchia questo non accade. Luciani, con il sostegno dei lavoratori,sempre rimanendo nei termini di legge, fa in modo che i  portuali continuino a fungere da serbatoio di tutte le imprese, le quali si dotano esclusivamente di personale per le manutenzioni, ma non per la fornitura di mano d’opera per la quale la competenza ridiventa della Compagnia Portuale.
Questo progetto ha dato grandi risultati:le imprese non hanno costi aggiuntivi e la Compagnia fornisce a 360 gradi manodopera altamente qualificata e specializzata, da qui nasce il progetto h24, 360 giorni all’anno, il tutto non contravvenendo al comma 10 dell’art.17  lettera B della legge Così non si è permessa la “vendita” dei lavoratori alla logica del mercato e si sono riappropriati della loro forza lavoro. Attraverso la Compagnia Portuale il guadagno viene reinvestito nella Compagnia, inoltre si è invertita la tendenza che voleva la scomparsa delle Compagnie e del lavoro autogestito. C’è stata una continua crescita dell’organico ed un visibile ricambio generazionale.Un esempio significativo: alcuni giovani lavoratori compongono la squadra di calcio della Compagnia Portuale diventata nel 2007 campione d’Italia di calcio amatoriale e quest’anno

Categoria: Lavoro

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