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Marthin Luther King, quarant’anni dopo

Alessandro Ambrosin

king.jpgSe fosse ancora vivo Marthin Luther King avrebbe oggi 79 anni. Gli ideali di giustizia, uguaglianza e pace che lo hanno accompagnato per tutta la vita non sono mai tramontati. Neppure dopo la sua morte.

 “I have a dream” è la frase più celebre, successivamente tramandata ai posteri, che MLK pronunciò durante il discorso al Lincoln Memorial durante la marcia a favore del lavoro e della libertà, tanto che Obama Barack ne ha fatto lo slogan per la sua campagna elettorale.

discriminazione razziale verso la gente di colore era un fenomeno ampliamento diffuso e soprattutto praticato con estrema violenza.Scuole per bianchi e per neri, bagni separati, posti alle ultime fila dedicate ai neri, sono solo esempi dell’imposizione praticata nei confronti degli afro americani. La vita in quel periodo era scandita dalla netta separazione tra i bianchi, privilegiati e i cittadini di serie B ritenuti inferiori a prescindere, solo perché neri. E’ in questo clima che Martin elabora i suoi primi concetti di ideale della società, influenzato sicuramente dal padre che era un predicatore battista.

Alla fine degli anni ‘40 Martin conseguì la laurea in filosofia a Boston e nel ‘53 divenne pastore della Chiesa Battista in Alabama. Non passa molto tempo e MLK verso l’inzio del ‘60 iniziò la sua battaglia per conquistare la parità dei diritti. La lotta per l’abolizione delle forme discriminatorie rese legali in molti stati, l’acquisizione dei diritti civili e sociali e soprattutto il diritto al voto,  saranno i cavalli di battaglia che lo ispirarono per tutta la vita. Una lotta che pagò a caro prezzo. MLK fu arrestato diverse volte, perseguitato dagli ambienti segregazionisti e venne accusato più volte di tramare con i comunisti per destabilizzare il paese. Molti furono i tentativi di sopprimere definitivamente il suo movimento pacifico, ma più si cercava di reprimere, più il movimento cresceva. Nel 1964, Martin Luther King era un personaggio già conosciuto in tutto il mondo e nello stesso anno ricette a Oslo il premio nobel per la pace. Nel ‘66 dichiarò pubblicamente la sua contrarietà alla guerra in Vietnam e questo segnò inevitabilmente la rottura tra il suo movimento e l’amministrazione dell’allora presidente Lyndon B. Johnson.

Il leader del più grande movimento non violento degli Stati Uniti fu assassinato il 4 aprile del 1968 a Menphis, giunto appositamente per partecipare ad una manifestazione di sciopero proclamata dai netturbini.
Era impegnato a chiacchierare con i suoi collaboratori proprio davanti alla sua stanza, la 306, quando si udirono dei colpi di arma da fuoco. Un proiettile raggiunse MLK e lo uccise sul colpo.
Il presunto killer, James Earl Ray, venne arrestato due mesi più tardi a Londra. Successivamente ritrattò la sua versione convincendo la polizia britannica di rivelare chi fosse il vero assassino.  Nome che non potè mai pronunciare perché il giorno successivo fu accoltellato in carcere. Da quel momento calò un ombra di mistero sul vero responsabile dell’omicidio di Martin Luther King. Un uomo che non solo è riuscito ad abbattere il muro dell’indifferenza, ma soprattutto a non far dimenticare che il suo sogno rimane anche il nostro. “I have a dream”

Categoria: Libertà Civili

1 Commento ↓

  • 1 gianni // 5 Apr 2008 alle 1:14

    grazie almeno qualcuno si ricorda di Martin

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