La popolazione civile è l’unica vittima. Le crisi del mondo vengono alla ribalta sole se impattano su interessi o personaggi occidentali. La denuncia di Medici Senza Frontiere
Riguardo al triste rapporto di Medici Senza Frontiere sull’assenza di informazione riguardo a crisi umanitarie devastanti ai quattro angoli del Mondo vi abbiamo già informato.
Senza dubbio stupisce il complessivo calo dell’interesse mediatico per queste tematiche: nei telegiornali Rai e Mediaset le notizie sulle crisi umanitarie nel corso del 2007 passano dal 10% del totale delle notizie (dato 2006) all’8% (6426 notizie su un totale di 83.200).
Nella solita ottica occidente/eurocentrica, le crisi nel mondo vengono alla ribalta solo se impattano su interessi o personaggi occidentali: è il caso della guerra civile in Colombia che entra nell’agenda dei notiziari soprattutto per il sequestro della Betancourt, ma non perché il conflitto tra governo, gruppi guerriglieri come Farc ed Eln e gruppi paramilitari ha provocato la fuga di oltre 3 milioni di persone, portando la Colombia al terzo posto tra i paesi con il più alto numero di sfollati dopo Repubblica Democratica del Congo e Sudan.
Ed ancora la guerra in Sri Lanka che conquista audience esclusivamente in occasione del ferimento dell’ambasciatore italiano. O il Darfur, dove l’ennesima guerra civile ha generato due milioni di profughi dal 2004, che ha fatto notizia solo riguardo a iniziative di raccolta fondi e di brevi visite di personaggi celebri del mondo dello spettacolo. E se grazie alle iniziative di sensibilizzazione il Darfur esce dalla cortina di silenzio, vi permangono invece Somalia, Sri Lanka, Colombia, Myanmar (ex Birmania) e Cecenia, solo per citarne alcune. E allora, in un organo di informazione libero e aperto come il nostro, è il caso di dare spazio e voce a tutte queste grida di aiuto inascoltate.
La Somalia, su tutti, di cui Medici Senza Frontiere dicono “L’escalation di violenza dell’ultimo anno ha determinato un sostanzioso aumento di vittime e di sfollati, in un Paese in cui, dopo 16 anni di conflitto, l’aspettativa di vita è di 47 anni e le attività delle organizzazioni umanitarie sono frustrate dall’impossibilità di garantire livelli minimi di sicurezza agli operatori”.
Nella Terra di Nessuno che è diventata la Somalia l’esercito etiope e le forze del Governo Federale di Transizione, con il sostegno di Stati Uniti e Unione Europea, hanno ingaggiato una guerra a tutto campo con una serie di gruppi armati tra cui ciò che rimane dell’Unione delle Corti Islamiche. Gli scontri hanno provocato numerose vittime tra la popolazione civile e centinaia di migliaia di profughi in fuga dalla capitale Mogadiscio. Raid aerei, attacchi missilistici, blitz di forze speciali di cui non ci viene data mai, volutamente, notizia. Una delle tante guerre dimenticate, così come vengono dimenticati tutti quegli sfollati che vivono in condizioni drammatiche, senza acqua e cibo, falcidiati da malnutrizione, tubercolosi, Kala azar, colera e dai traumi causati dalla guerra ed esposti a ogni genere di violenze.
E l’Italia, gli USA, l’Occidente tutto, cosa fanno? Stanno a guardare? Peggio, si sporcano le mani, a piene mani, e con tutta quella sporcizia ricoprono le loro azioni così che nessuno di noi ne sappia mai niente.

La speranza per il futuro
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