Se lo scudo crociato comparirà nelle schede, Pizza non chiede più il rinvio. Ha avuto assicurazioni dal suo capo, Berlusconi. Occorre però ristampare tutto il materiale e all’estero si sta già votando
Allora si vota il 13 e 14 aprile? Forse, perché questa incredibile “guerra dei simboli” scatenata fra democristiani ed ex democristiani ha creato davvero problemi non irrilevanti.
Partiamo da questo segretario della Dc, Giuseppe Pizza, che. dopo aver lanciato fuoco e fiamme , irremovibile perché venissero rinviate le elezioni e consentissero al suo partito di partecipare, è venuto a più miti consigli. Ha parlato con Berlusconi e anche con Fini ed ha deciso di soprassedere richiamandosi alla “ tradizione politica e culturale democristiana che ha sempre dimostrato responsabilità e senso dello stato.” Gli basta che il simbolo del “ suo “ scudo crociato compaia sulle schede elettorali e qualche comparsata in televisione per ricuperare il tempo perduto. Non lo sfiora neppure il senso del ridicolo. Pizza è un alleato di Berlusconi ed è stato il cavaliere a voler la presenza del simbolo e della lista per creare fastidi a Casini. Ora richiamarsi al “ senso dello stato” per uno che si allea con Berlusconi il quale gode se Alitalia fallisce o viene commissariata purchè non ci siano di mezzo gli odiati francesi con i quali ha qualche conto da rgolare a proposito di reti televisive, è davvero troppo. Pare che , al di là delle declamazioni, Pizza abbia ricevuto qualche assicurazione politica sul futuro suo e del partito che rappresenta lo zero virgola qualcosa. La decisione del segretario della Dc è venuta dopo dichiarazioni di disponibilità a non insistere sul rinvio poi smentite, poi rilanciare. Evidentemente qualche trattativa con il cavaliere era in corso. Intanto però si era messo in moto un meccanismo difficile da fermare. I dubbi sulla possibilità di tenere realmente le elezioni perciò restano. Intanto dovranno essere ristampate tutte le schede elettorali, i cartelloni con i simboli, insomma tutto il materiale necessario per lo svolgimento della due giorni di votazione. Poi c’è il problema degli italiani all’estero. Non quelli che votano per eleggere sei senatori e dodici deputati ma per coloro temporaneamente fuori d’Italia che stanno già votando per corrispondenza. La scheda che hanno ricevuto corrispondente alla regione di appartenenza ovviamente non aveva il simbolo del partito di Pizza. Non è da escludere l’ipotesi che qualcuno possa chiedere l’annullamento del voto. Ma al nostro scudo crociato in dimensione mignon tutto questo non interessa. “ Se la veda il Viminale- afferma- sono i tecnici dell’Ufficio elettorale del ministero dell’Interno che hanno insistito per tenerci fuori. Da parte nostra c’è il massimo impegno per non far rinviare le elezioni”, In queste parole c’è una sola cosa buona: che Pizza parla di “ tecnici” mentre autorevoli esponenti della destra berlusconiana avevano addirittura avanzato il sospetto l’esclusione dello scudo crociato di Pizza fosse frutto di un complotto Prodian-Amato. Infine c’è anche da attendere il pronunciamento delle Sezioni Unite della Cassazione, cui ha presentato ricorso il Viminale sulla questione relativa alla giurisdizione in materia di procedimento elettorale. Si tratta di sapere se in materia di elezioni politiche l’unico “ giudice” e il Parlamento. Tesi questa sostenuta dall’Avvocatura dello Stato che ha presentato il ricorso. E non, insomma, un qualsiasi Pizza, zero, qualcosa.

La speranza per il futuro
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