La Sinistra propone un nuovo paniere dei prezzi. Cosa ha da dire il Pd?
Capiamo che il caso Alitalia è un caso nazionale – anche di orgoglio, “nazionale” – che a rischio sono migliaia di posti di lavoro, che gli interessi in gioco sono enormi.
Ci sfugge qualcosa, però, in questa ultima o, meglio, penultima (visto che mancano appena due settimane all’appuntamento con le urne) “coda” di campagna elettorale. Una delle peggiori campagne elettorali dell’ultimo cinquantennio repubblicano. Di certo la peggiore dell’intera Seconda Repubblica. Quella che si è aperta nel 1992-’94 con l’esplodere di Tangentopoli e l’irruzione sulla scena pubblica di Silvio Berlusconi e che si chiude ora, nel 2006-’08, con una nuova – a detta di tutti i sondaggi – affermazione di Berlusconi (ter, in questo caso, o quater, dipende da come si conta il suo secondo quinquennio, quello 2001-2005) mentre spira – forte e minaccioso – di nuovo il vento dell’antipolitica. La cosa strana, infatti, è che delle condizioni di vita (reali) delle classi medie e medio-basse – per non dire degli otto milioni di “poveri” nel senso tecnico del termine – del nostro Paese, di milioni e milioni di lavoratori e pensionati letteralmente ridotti alla fame, e cioè a non arrivare più, ormai, non alla IV ma alla III settimana del mese non parla, di fatto, praticamente nessuno. Eccezion fatta, s’intende, per la Sinistra Arcobaleno: lo diciamo con spirito “di parte”, chiaro, perché “di parte” siamo, ma anche perché è oggettivamente così.
Non a caso, è stata proprio la Sinistra Arcobaleno ad avanzare, nell’ultimo fine settimana e in particolare in occasione di un’importante due giorni che si è tenuta tra Brescia e Milano sul tema del carovita, dei salari e dell’inflazione, l’unica proposta realmente innovativa, in merita: quella di studiare e varare un “nuovo” paniere dei prezzi – come ha proposto il segretario del Prc Franco Giordano assieme al responsabile economico del Prc e candidato alla Camera in Lombardia 2 Maurizio Zipponi.
Il paniere Istat sul quale viene calcolata l’inflazione deve essere infatti essere radicalmente modificato, hanno detto entrambi (e pensiamo anche noi). “Basarsi su un paniere che comprende ancora le <nazionali senza filtro> è una presa in giro” – ha affermato Giordano, nel corso di un incontro con gli operai di Brescia che si è svolto il giorno prima che, in quella stessa città, il Pd tenesse la sua “conferenza operaia” (sic). “Noi – ha detto Giordano – chiediamo che gli aumenti salariali siano vincolati all’inflazione reale e non a quella programmata. Il calcolo dell’inflazione deve essere effettuato con la massima serietà. Proponiamo quindi un paniere che comprenda dieci precise voci: affitti e mutui, bollette utenze, spese per i trasporti, spese per la salute, spese per gli anziani, assicurazioni auto, pane, pasta, carne. Il paniere, così composto, deve essere poi verificato, non più in base alle opinioni degli esperti Istat, ma monitorando tre famiglie tipo: una al nord, una al centro e una al sud. Su questa proposta – ha aggiunto Giordano – sfidiamo apertamente il Pd”. Sfida non raccolta.
Certo è che quelle di Pd (e Pdl) sono pure chiacchiere, in merito. Chiacchiere che discettano di detassazione degli straordinari (la Pdl), di aumenti legati alla produttività (il Pd, con il plauso generale dei sindacati, specie Cisl e Uil) e poi sì, certo, di perdita del potere d’acquisto dei salari. Ma con tante lamentele, molte lacrime di coccodrillo e poche, pochissime, ricette pratiche, comprensibili e soprattutto efficaci. Ma vediamo qualcuno degli ultimi dati, di quelli che a leggerli fanno sempre male, quasi quanto a viverli sulla propria pelle. Come dice il sottosegretario all’Economia ed esponente di SA Alfiero Grandi, “l’inflazione erode, in modo subdolo, soprattutto il reddito fisso e in particolare i salari e le pensioni: oggi, il problema inflazione è tanto più serio in quanto praticamente tutti ammettono che sono questi i redditi che vanno sostenuti e attraverso essi è possibile sostenere la domanda interna”.
L’inflazione a marzo è schizzata al 3,3% dal 2,9% di febbraio, salendo ai massimi dal settembre 1996. Lo comunica l’Istat aggiungendo che ha riscontrato anche un aumento mensile dei prezzi dello 0,5%. Si tratta di una prima rilevazione provvisoria (il dato definitivo verrà diffuso il 15 aprile), ma la decisa tendenza al rialzo viene confermata anche dalla rilevazione dei prezzi alla produzione, dalla quale a febbraio risulta un aumento su base annua del 5,7%. Nella zona euro in base al dato provvisorio diffuso da Eurostat si registra un rialzo dei prezzi al consumo del 3,5%, rispetto allo stesso mese del 2007. A febbraio l’inflazione si era attestata al 3,3%. Questo di marzo, se venisse confermato, è il rialzo maggiore da quando viene calcolato l’indice dei prezzi della zona euro. L’indice armonizzato, calcolato dall’Istat ai fini dell’elaborazione dell’indice europeo, e che tiene conto anche degli aumenti temporanei, ha registrato a marzo un rialzo del 3,6% su base annua e dell’1,6% su base mensile. Alla base di un aumento così forte stanno i prezzi dell’energia. Ma crescono molto anche i prezzi degli alimentari: il pane sale dello 0,7% congiunturale e del 13,2% tendenziale, la pasta del 3% su mese e del 17% su base annua. Il prezzo del latte è salito del 10,5% tendenziale, ma rincarano anche frutta, ortaggi e carne.
In generale, gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli ‘Trasporti’ (+5,8%), ‘Prodotti alimentari e bevande analcoliche’ (+5,5%) e ‘Abitazione, acqua, elettricità e combustibili’ (+4,4%). Variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli ‘Comunicazioni’ (-2,1%) e ‘Servizi sanitari e spese per la salute’ (-0,3%). Il prezzo del gasolio, a marzo, ha sfondato il 20% di aumento tendenziale, attestandosi a +20,2%, mentre su base congiunturale è salito del 4,8%. La benzina mostra un rincaro del 2,1% su mese e del 13,2% su anno, i combustibili liquidi per la casa del 4,9% su mese e del 21% su anno. In netta crescita anche i prezzi alla produzione, che a febbraio, trascinati dai costi dell’energia, hanno registrato un rialzo del 5,7%. Il dato, informa l’Istat, ha segnato un incremento del 5,7% su base annua, contro il 5,4% (rivisto dall’iniziale 5,2%) di gennaio.
“Quest’ennesimo aumento delle bollette – hanno detto praticamente all’unisono Giordano, Grandi e altri esponenti della SA - è assolutamente insopportabile. Non è possibile continuare a chiacchierare sulla necessità di restituire potere d’acquisto ai salari e poi non fare mai niente per fermare l’aumento del costo della vita. Intervenire è possibile da subito, chiediamo che si riunisca al più presto il Consiglio dei Ministri e che vari un provvedimento d’urgenza per bloccare l’aumento delle bollette”. Siamo, anche in questo caso, totalmente d’accordo. Del resto, viene da aggiungere, se non ora, quando?

La speranza per il futuro
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