Il candidato Pd Colaninno bussa a denari.Pubblici
Era largamente prevedibile che un ex capo dei padroni ( pardon,imprenditori) come Matteo Colaninno, già leader dei Giovani industriali di Confindustrria, bussassa a denari. Comunque fa sempre una qualche impressione che un candidato nelle liste del partito democratico non veda altro modo per mettere in condizione- come scrive Affari & Finanza che lo ha intervistato- le piccole e medie imprese di competere.
E questa geniale trovata la definisce “ una filosofia radicalmente diversa nel modo di concepire il ruolo delle aziende”. Una prima risposta sarebbe a suo dire il pagamento di una “ imposta secca e onnicomprensiva innalzando il forfettone da 30 mila euro a 50 mila euro.” Lo stesso Colaninno dice che a godere di quella che chiama “ semplificazione “ sarebbe circa il 90% delle piccole aziende. Per noi non di una “semplificazione” si tratta ma di un modo comodo di evadere le tasse. Portando il forfettone a 50 mila euro si consentirebbe pressoché a tutte le aziende sopra i 30 mila euro di non pagare in base a quanto effettivamente fatturano. Che non ci sia neppure un’azienda con un fatturato superiore? Ma l’ex giovane industriale, oggi candidato di punta del Pd, capolista in Lombardia, mette giù altre due o tre cosette che rappresentano la sua ricetta per lo sviluppo del paese. La prima riguarda la questione energetica. Premette che non è “ un esperto di energia nucleare” però definisce il no al referendum dell’’87 come “uno dei grandi errori commessi dall’Italia. Una scelta miope che ci ha sganciati dalla ricerca”. Non c’è male per un non esperto. Forse non legge neppure quanto scrivono gli esperti che indicano altre fonti. Del tutto ridicolo, anche per un inesperto, collegare la questione del mancato sviluppo della ricerca con il nucleare. Poi chiede appoggio ad un’altra tempra di economista bolscevico quale Pietro Ichino, al quale va la nostra solidarietà per le minacce che riceve, ovviamente a prescindere dalle posizioni politiche. Dopo aver bussato a denari indica il licenziamento dei fannulloni che devono essere rimessi in carreggiata, cioè per strada, e si rivolge a tutti i lavoratori del pubblico impiego parlando di premio per chi ha voglia di lavorare. Come se milioni di dipendenti pubblici fossero tutti una massa di fannulloni da bocciare. Non contento fa una puntatina anche da Nicola Rossi, definito dal giornale un “economista democratico”, che chiede la restituzione dell’Iva attraverso una emissione straordinaria di titoli pubblici per sanare il pregresso. Insomma paga lo stato, pagano tutti i contribuenti. Mancava la ciliegina: si arriva così alla contrattazione di secondo livello, della prima manco parla, dicendo solo che ci vorrebbe “un profondo cambiamento culturale da parte dei sindacati “e, bontà sua , aggiunge anche degli imprenditori. Arriva così il colpo di bacchetta magica. Non va bene neppure la contrattazione territoriale. Ci vuole quella aziendale. Ce li vedete dieci operai che contrattano con il padrone? Chi vincerebbe sarebbe già deciso. Già, ma proprio questo vuole Colaninno, nel silenzio di altri candidati del Pd che vengono, tanto per citare, dalla Cgil. In questo caso,come recita un detto popolare, il silenzio è d’oro.

La speranza per il futuro
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