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Duro attacco della Cina al Dalai Lama:fa troppa politica

Vasco De Boves

dalai-lama-webready.jpgDall’Europa solo un appello al dialogo per la conservazione della lingua, della cultura e della religione tibetana. Vince la politica della prudenza. Scompara la parola boicottaggio delle Olimpiadi

Non allinearsi alle grandi potenze ha, da sempre, avuto un costo molto elevato. Un costo che raramente l’Europa è stata disposta a pagare.

D’altronde l’opportunismo è parte integrante del mercato, anche laddove in gioco vi sono i diritti dell’essere umano.
E’ su queste basi che ha preso forma il documento finale del vertice, tenutosi sabato scorso in Slovenia, dei ministri degli Esteri Ue sulla questione cino-tibetana.
“La Ue condanna ogni forma di violenza e porge le sue condoglianze per le vittime. Chiede la fine della violenza e che le persone arrestate siano trattate in conformità con gli standard internazionali”, si legge nella dichiarazione conclusiva del summit. Un appello, insomma, al “dialogo necessario, sostanziale e costruttivo che affronti le questioni centrali della conservazione della lingua, cultura, religione e tradizioni tibetane”, dove, però, l’assenza della parola “repressione” – eliminata dal testo definitivo – esprime il senso dell’intero documento.
Vince la politica della prudenza e, come era prevedibile già alla vigilia dell’incontro, della possibilità di boicottare i giochi olimpici pechinesi del prossimo agosto neppure se ne parla. Una posizione sottolineata per altro dal ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, che proprio durante i giochi avrà la presidenza di turno. “Nessuno è a favore del boicottaggio dei giochi, e per quanto riguarda la cerimonia di apertura nessuno ne ha voluto parlare” ha detto Kouchner davanti ai giornalisti, nonostante lo stesso presidente Sarkozy abbia nei giorni scorsi messo in dubbio la propria partecipazione all’evento di inaugurazione.
Bocciata dai 27 rappresentanti europei anche l’ipotesi di comminare alla Cina sanzioni economiche o politiche, per le quali, secondo i diplomatici, non vi sarebbero i margini, tenendo in considerazione i consistenti investimenti europei presenti in quell’area del lontano Oriente.
Una presa di posizione decisamente più incisiva è giunta, invece, dal ministro degli Esteri Ceco, Karel Schwarzenberg, il quale ha dichiarato: “Non vedo perché dovremmo essere rappresentati alla cerimonia di apertura”. Discostandosi dalla linea ufficiale stabilita a maggioranza, Schwarzenberg, ha poi affermato che “queste cose sono in uso nelle dittature”, ma soprattutto “Dopo tutti questi anni dovremmo avere capito che cosa siano i Giochi, uno show a beneficio di chi è al potere”.
Intanto continuano le proteste a livello mondiale contro la repressione attuata dal governo cinese nella regione tibetana. Proprio ieri si è concluso il tradizionale viaggio del tedoforo in Grecia con una cerimonia segnata, anch’essa, da numerosi scontri tra manifestanti pro-Tibet e la polizia.
Dopo che alcuni attivisti dei diritti umani avevano disturbato, lunedì scorso, l’accensione della fiamma ad Olimpia, i disordini si sono ripresentati ieri durante la consegna della fiaccola olimpica alla Cina. I dimostranti hanno cercato, senza riuscirci, di rompere il cordone di poliziotti e bloccare il tedoforo prima che entrasse nello stadio, ma le forze dell’ordine greche hanno sventato l’azione arrestando anche 21 persone.
E proprio nel giorno  in cui la torcia giunge a Pechino, dal governo cinese arriva una nuova doccia fredda che rimpicciolisce le speranze di coloro che ancora credono nella possibilità di un dialogo tra le due parti in attrito.
Dall’agenzia ufficiale, Xinhua, l’esecutivo di Hu Jintao torna ad attaccare con parole dure il Dalai Lama e critica la posizione assunta dall’Europa. “Colui che si proclama leader spirituale ha evidentemente dimenticato la sua identità, abusato della religione e fatto troppa politica”, scrive la Xinhua, affermando inoltre che il Dalai Lama ha messo a punto “un’infrastruttura per arrivare all’indipendenza” del Tibet. “Se il Dalai – continua l’agenzia – davvero desidera essere un semplice monaco buddista, è arrivato il momento che smetta di fare politica e di sobillare le persone, in Occidente soprattutto, con la sua ipocritica pretesa di autonomia”.
In risposta al documento Ue di condanna delle violenze perpetrate in Tibet dall’esercito di Pechino, è intervenuto un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, esprimendo forte malcontento per l’iniziativa europea. “Il Tibet è un affare completamente interno della Cina”, ha tagliato corto Jiang. “Nessun Paese straniero o organizzazione internazionale ha il diritto d’interferire al riguardo”.

Categoria: Dal Mondo

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