Intervista al Sottosegretario per i beni e la attività culturali. I cittadini protagonisti attivi. Istituire spazi polifunzionali in ogni Municipio
Roma è una città che porta sue sulle spalle il peso di una storia millenaria, tuttavia la capitale ha anche una vocazione di città in grado di confrontarsi con la modernità. Negli ultimi quindici anni si è tornati a investire nel settore dell’arte contemporanea, cosa si può fare per incentivare ancora di più la creatività e gli artisti emergenti?La domanda, con la quale parte la iostra intervista è rivolta a Danielle Mazzonis , sottosegretario per i Beni culturali che ha dedicato particolare attenzione nella sua attività di governo al coinvolgimento dei cittadini, a partire da una grande metropoli quale è la capitale d’Italia.
Nell’ambito dell’arte contemporanea, a complemento delle attività istituzionali promosse dalla GNAM(Galleria nazionale di Arte moderna e contemporanea)), dal MAXXI( Museo nazionale delle Arti del XXI secolo) e dal MACRo( Museo d’arte contemporanea Roma), dovrà essere avviato un maggiore coordinamento per promuovere lo scambio di idee e di ospitalità tra accademie, con particolare vantaggio per gli artisti romani, valorizzando anche le residenze nelle accademie internazionali che permettono il passaggio di artisti spesso di primo piano. Il coordinamento si dovrà accompagnare a una politica di gemellaggi tra istituzioni romane e estere, del resto già avviata negli anni scorsi (come l’accordo tra MACRO e MOMA di New York). Ci dovrà essere anche un riconoscimento ai migliori artisti che prenderanno parte alle iniziative. Per promuovere la creatività, poi, bisogna utilizzare quelle strutture attualmente in disuso nei quartieri periferici, da affittare a tempo limitato ad artisti emergenti e a prezzi non di mercato, come già avviene nelle maggiori città europee. L’apertura di questi spazi faciliterà il dialogo tra artisti, scuole e cittadini, facendo concorrere ulteriormente i quartieri periferici, specie quelli più degradati, alla vita culturale della città.
Dunque i cittadini potranno diventare dei protagonisti attivi della creatività e non solo fruitori delle diverse forme e attività artistiche?
Sì, e per creare un pubblico che sia soggetto attivo della creazione, si devono istituire spazi polifunzionali in ogni Municipio, in cui possano avere luogo attività di associazioni e circoli già operanti sul territorio (laboratori di teatro, danza, foto, musica, video, ma anche bar e luoghi di ricreazione e incontro). Questi centri potranno nascere in strutture spesso inutilizzate o sottoutilizzate, predisponendo salette per spettacoli e ambienti espositivi, dando la gestione a giovani lavoratori che presentino progetti convincenti. Nel nord Europa si sono create numerose strutture di questo tipo e l’esperimento si è rivelato fondamentale per la nascita di nuovi professionisti delle arti. Ma anche, voglio sottolineare, per lo scambio multiculturale e multietnico e per avvicinare i cittadini alle pratiche artistiche, elevando la qualità della domanda.
Quali possono essere le ricadute in termini occupazionali? In particolare possono essere interessati giovani creativi che non trovano spazio alcuni per realizzarsi?
La creatività è prima di tutto un fattore di coesione sociale e di miglioramento delle condizioni umane e culturali dei cittadini. Naturalmente costituisce anche un’opportunità di lavoro. Le multiformi esperienze nell’ambito della creatività soffrono di uno scarso rapporto tra formazione e offerta occupazionale e spesso i giovani creativi non trovano possibilità di lavorare. Devono essere incrementati i momenti di incontro tra gli artisti in cerca di valorizzazione e gli operatori del settore, anche in occasione della nuova Fiera annuale dell’arte contemporanea, a cui potrà essere associata l’apertura al pubblico degli studi d’artista presenti in città.

La speranza per il futuro
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