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Crisi USA, Europa possibile alternativa

Roberto Musacchio

precario.jpgSconfortanti le conclusioni del Consiglio Europeo. Riportiamo al centro modello sociale salari, lavoro e ambiente.

A leggere le conclusioni del Consiglio Europeo, 14 marzo, c’è da rimanere sconfortati. Si prende atto che c’è la recessione americana in arrivo ma la si mette tra parentesi, relegata in poche righe di apertura per poi subito confermare che per l’Europa va tutto bene e che le strade che si percorrono sono quelle giuste.

Peccato che le previsioni di crescita siano praticamente dimezzate, con buona pace di Veltroni e che bassi salari, precarietà, disagio urbano, insomma le condizioni sociali siano in peggioramento crescente. L’unica preoccupazione del Consiglio è la ripresa dell’inflazione e la stabilità monetaria. Così, paradossalmente, mentre la Banca Centrale Americana procede  a salvataggi e Bush dispensa sovvenzioni per evitare i pignoramenti, quella Europea si preoccupa che i salari non seguono l’inflazione. Non a caso, in questo quadro, le scelte del Consiglio non sono confortanti. Si parla di valore della ricerca, mentre ci sono le crisi di Nokia e Erikssonn da delocalizzare.

Si parla di flexsecurity ma non si è voluto impegnare soldi certi in questa politica costosa. E anche sul clima ci sono segnali inquietanti di deroghe e cedimenti  rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni e di realizzazione delle alternative. Il punto è che la crisi USA è strutturata e nasce proprio dalla rottura tra “turbocapitalismo” e riproduzione sociale. In soldoni una economia sempre più finanziarizzata e di rapina e una svalorizzazione sempre più forte di lavoro e ambiente.

L’Europa può essere una alternativa a ciò. Ma se non mette la testa sotto la sabbia. E se non rinuncia a ricongiungersi con il proprio modello sociale originario che proprio sul valore del lavoro e dell’ambiente si è fondato e ora deve rifondarsi.

Categoria: Dal Mondo

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