Montezemolo fa finta di ignorare il problema.Solo un quarto delle aziende private organizzano corsi ma incassano fondi pubblici. I costi per partecipanti i più alti d’Europa
Montezemolo ha presentato nei giorni scorsi il programma delle imprese, cercando di orientare ulteriormente, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, i temi della campagna elettorale e la futura agenda di governo dei due partiti che vogliono, di fatto, egemonizzare il Paese ed annullare definitivamente la democrazia. Proposte, infatti, prese sia dal programma di Veltroni che da quello di Berlusconi.
Aggiungiamo, senza ritegno. Il presidente di Confindustria, ormai alla scadenza del suo mandato, sostiene che lo Stato deve investire di più per rilanciare la crescita economica del Paese e per darne concretezza la sua ricetta prescrive oltre a liberalizzazioni e privatizzazioni, risanamento dei conti pubblici risparmiando in primis sul personale, rilancio del nucleare e rigassificatori, più cementificazioni, crediti di imposte e bonus occupazione a favore delle imprese (ovviamente), nel punto sul lavoro – rubato completamente al programma del Pdl – parla dell’apprendistato come strumento principale per l’assunzione dei giovani – faccio notare che in questo momento ci sono sull’apprendistato tante leggi quante sono le Regioni – e chiede personale qualificato e specializzato. Continua poi, nei punti dedicati ad istruzione, università, ricerca ed innovazione chiedendo più investimenti sia statali che privati. Un modello di società, insomma, che sicuramente non ci appartiene e che dobbiamo contrastare con tutte le energie sane del Paese - che poche non sono - e marcare fortemente le differenze presenti nel programma della Sinistra l’Arcobaleno.Il presidente di Confindustria, in più di un’occasione ha rilasciato interviste all’interno delle quali attacca la scuola pubblica e l’università per inefficacia e basso livello di competenze, mettendo più volte l’accento sulla maggiore qualità delle strutture private. Crediamo che Montezemolo non entri in una scuola pubblica da diverso tempo; dove, malgrado drastiche riduzioni delle risorse e devastazioni di sistema ( vedi Moratti ), insegnanti capaci hanno retto ed hanno continuato a lavorare con serietà e dignità malgrado i bassi salari e la scarsità di mezzi e strumenti didattici. Dimentica ancora Montezemolo che alla Luiss, università che presiede, il rapporto docenti alunni é di 1 a 7 mentre nelle università statali é di 1 a 300. Nelle scuole private il numero di alunni per classe è pari a 10 e, nella maggior parte dei casi gli alunni disabili non vi accedono. Vogliamo ancora parlare di parità? Dobbiamo ancora dare fondi alle scuole private e consentire alle università convenzionate di lavorare con corsi con numeri così bassi di studenti? A proposito di Formazione. Ci piacerebbe che Luca Cordero e la presidentessa in pectore di Confindustria pensassero per un momento a quante sono le imprese in Italia che erogano Formazione ai lavoratori. Abbiamo dato un’occhiata ai dati ed approfondito lo studio in merito. Nel settore privato erogano formazione solo un quarto delle imprese e quel poco di formazione che viene erogata, viene concentrata quasi esclusivamente sulle figure professionali forti; di conseguenza, incrementa buone competenze già in atto, ampliando così le differenze fra chi entra nel mercato del lavoro in posizione subalterna e chi è favorito in partenza dall’appartenenza ad un contesto socio-economico privilegiato. E ancora. La formazione è divenuta un elemento di grande importanza nelle relazioni industriali. Ci sono interessi comuni tra le parti. Ma anche logiche divergenti ( problemi di accesso – soprattutto per le donne -, certificazione e conseguenze della formazione ). In Italia solo il 6,7% delle aziende ha accordi con i dipendenti relativamente alla formazione continua ( e di esse il 2,9% ha fatto accordi ma non ha fatto formazione ). E per far questo, cioè quasi nulla, le imprese hanno ricevuto sovvenzioni pari a 250milioni di euro circa ( fondi regionali – i più alti - , europei, statali). I costi per partecipante sono i più alti d’Europa. Sarebbe ora che le imprese cominciassero a ragionare sul fatto che la Formazione è sicuramente un investimento e non un costo. Poiché disporre di personale qualificato e sempre al passo con i tempi consente alle imprese maggiori possibilità di stare sul mercato, ed ai lavoratori di acquisire maggiori conoscenze e competenze e magari di non morire sui luoghi di lavoro. E’ troppo comodo farsi pagare la formazione dagli enti pubblici e tenersi il profitto senza ridistribuirlo ai lavoratori che, di fatto, lo producono grazie alle loro competenze. Troppo comodo accusare sempre lo Stato di inefficacia mentre lo si vampirizza. E’ ora che le imprese, se vogliono affermarsi sui mercati internazionali decidano di puntare sulla qualità dell’offerta che può essere resa possibile solo se si investe parte degli utili in buona Formazione, migliorando, quindi, le condizioni di vita dei lavoratori

La speranza per il futuro
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