Una proposta per le liste e coalizioni locali e nazionali, per una politica della felicità. Si potrebbe cominciare a fare qualche sperimentazione per discutere decisioni del governo.
Ci vorrebbe un’idea forte di discontinuità per far rinsavire la boccheggiante democrazia italiana, un nuovo strumento di partecipazione che avvicini gli elettori alla politica e che consenta ai politici di non essere soltanto visti come appartenenti ad una casta privilegiata e intoccabile.
Gli unici momenti di dialogo fruttuoso tra partiti e cittadini si sono rivelati essere le primarie. Studi scientifici dimostrano che la possibilità di incidere sulle decisioni politiche dei cittadini aumenta la loro felicità, al di là del reddito percepito. Alla crisi della politica, alla mala e all’anti-politica si risponde efficacemente con la partecipazione democratica. Quest’ultima non dovrebbe essere però limitata alla scelta dei leader, ma allargata fino a includere temi, questioni e decisioni di governo. Come fare? La risposta è apparentemente semplice: ci vorrebbero non le primarie, ma le DOPARIE: le primarie dopo le elezioni su decisioni di governo. Le coalizioni o maggioranze di governo nazionale dovrebbero consultare i propri elettori a proposito di questioni di governo non previste al momento della redazione del programma di governo; oppure a proposito di questioni previste dal programma di governo ma che spaccano la maggioranza.
Ma le doparie oltre a essere consultive, potrebbero anche essere propositive. Qualora i cittadini si accorgessero di un problema sociale per loro importante ma assente dall’agenda politica, essi potrebbero raccogliere un determinato numero di firme per spingere i partiti della maggioranza di governo a indire una doparia. Le doparie possono essere utilizzate al massimo una volta l’anno. Se le doparie sono consultive, vengono attivate direttamente dai partiti della maggioranza di governo, come le primarie. Se le doparie sono propositive, vengono attivate attraverso la raccolta di firme dei cittadini.
Si potrebbe cominciare con lo sperimentare una percentuale dello 0.1% del corpo elettorale nazionale, che corrisponde a circa 50 mila firme, in modo da rendere la possibilità di indire delle doparie né troppo facile né troppo difficile. L’esperienza delle primarie ci dice che il quorum non è per forza necessario per le doparie e ci insegna che difficilmente una coalizione di governo può disattendere la volontà chiaramente espressa dal proprio elettorato.
A livello locale, le doparie sono fondamentali per attivare un controllo su molte delle questioni che toccano il cittadino più da vicino. Per attivare le doparie a livello comunale o regionale, gli elettori della coalizione vittoriosa raccolgono un numero di firme pari al 3% dell’intero corpo elettorale del comune o regione, e spingono la coalizione a organizzare delle doparie consultive o propositive sul tema sollevato dai cittadini. Si tratterebbe di attivare una procedura omogenea su tutto il territorio nazionale che non dipenderebbe dalle norme restrittive dei singoli regolamenti comunali o regionali. Mentre i costi dei referendum vengono pagati dalla collettività, le doparie, come le primarie, sarebbero finanziate direttamente dai votanti.
Le doparie sarebbero lo strumento con cui una maggioranza o coalizione dimostra la propria unicità rispetto alle altre liste: prima delle elezioni, essa promette all’elettorato di realizzare le doparie. E’ importante specificare che le elezioni doparie vedrebbero votare solo gli elettori della coalizione vittoriosa e non si terrebbero nelle scuole e nei normali seggi elettorali, bensì nei seggi scelti dalla coalizione, come è già successo nel caso delle primarie, che si sono tenute nelle sedi di partito e nei gazebo scelti dalla coalizione di centrosinistra.

La speranza per il futuro
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