Non è un buon momento per il presidente francese. Rizzuti:il processo di Barcellona non si può rilanciare, è fallito. La Mesoregione, una scelta per la Sinistra europea
Per il presidente francese Nicolas Sarkozy non è certo un buon momento. Ad appena sei mesi da una schiacciante vittoria vede drasticamente calare la sua popolarità,perde clamorosamente le elezioni amministrative ed è costretto ad incassare, come è stato scritto da numerosi giornali che contano in Europa, lo svuotamento della sua proposta di costituzione dell’Unione Mediterranea (UM). Ne parliamo con Domenico Rizzuti, portavoce di Sinistra Euromediterranea.
Intanto perché si parla di svuotamento?
L’UM, nel progetto di Sarkozy, per la creazione di una comunità tra i paesi del bacino del Mediterraneo ispirata al modello dell’Unione Europea e finalizzata a dare vita a un nuovo organismo internazionale con l’obiettivo di rilanciare la cooperazione tra le due sponde del mare interno, svanisce.
Resta appena il principio ispiratore, parte del nome e la paternità dell’idea, ma la proposta originaria del presidente della Repubblica francese, cambia volto e sostanza dopo il suo primo passaggio a Bruxelles.
Non sarà più una ‘Unione del Mediterraneo’, che i francesi avevano visto come una gemella della UE più spostata a sud; si chiamerà invece < ‘Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo’ L’Europa, con questa scelta verso il Mediterraneo continua così nell’adozione di politiche puramente ausiliarie a quelle dell’asse atlantico (USA- GB), e continua unicamente a pensarsi come il fianco sud-est dell’alleanza atlantica.
Di fatto continua ad ostacolare, in nome della concorrenza, ogni politica di cooperazione tra popoli europei, mediterranei e africani, con le società asiatiche verso le quali si sposta il baricentro dell’economia-mondo nel nuovo secolo.
Cosa significa concretamente riproporre il rilancio del processo di Barcellona?
Il fallimento di questo progetto è ormai da tempo certificato dai fatti, significa riproporre solo una semplice retorica delle buone intenzioni ed una forma di partenariato dietro cui si nascondono, e neanche tanto, le nuove forme di eurocentrismo atlantico.Il processo di Barcellona, per chi non lo ricordasse, nasce con una formidabile costruzione di istituti , strutture e luoghi mirati a dare corpo ad una politica di partenariato.Ma è una costruzione a senso unico.La struttura del processo è di matrice europea, così come lo sono i testi legislativi e regolamentari che i Paesi arabi devono solo sottoscrivere e ratificare con il solo compito di intervenire in loco per facilitare l’ attuazione delle decisioni di volta in volta assunte. Ed ancora è l’Unione Europea che ha scelto gli Stati che entrano nel quadro euromediterraneo: tutta l’Unione da una parte, una decina di Stati Arabi da essa selezionati essenzialmente in base alla docilità all’Unione, associati a Malta ed Israele.
Non è una scelta a caso, ma una scelta che punta ad integrare Israele nell’insieme del mondo arabo in un quadro funzionale alle scelte degli USA nella Regione.
Il rilancio del processo di Barcellona, al posto della Unione, pur discutibile ma di altra valenza, proposta da Sarkozy al momento della sua elezione, sembra reintrodurre in questo scenario una nuova dose di retorica, ancorché più cauta, e non va oltre la generica richiesta di più fondi,l’individuazione di due direttrici, in se interessanti, sulle quali operare: il disinquinamento del mare e la lotta agli incendi dei boschi e l’inclusione di altri tre stati ( Portogallo Giordania e Mauritania).Poco, anzi niente, di nuovo.
Ma la sinistra Europea che fa? Quale proposta contrappone su un tema che può essere decisivo per la sua stessa esistenza?
In quest’ottica deve riprendere e rilanciare l’idea di una alleanza tra movimenti, associazioni, istituzioni culturali, organizzazioni della galassia dell’altra economia, forze politiche democratiche o che si richiamano alla democrazia, per la costruzione della Mesoregione Mediterranea come sistema unitario.
La mesoregione, giova ricordarlo, consiste, in estrema sintesi, nella costruzione di un sistema policentrico che vede le varie grandi regioni europee (Baltica, Occidentale, Centrale e Sud Europea) come fulcri di collegamento con le rispettive regioni culturali di appartenenza fuori dell’UE. Un sistema a cerchi olimpici che nel nostro specifico vedrebbe i paesi dell’Europa del Sud come anello di congiunzione tra l’UE e la Regione euro-mediterranea. Le mesoregioni hanno la caratteristica precipua di comprendere al loro interno sia Stati e Regioni della UE, sia Stati e Regioni ad essa limitrofi. Questo orientamento ritiene insopportabile la globalizzazione del sistema mondiale funzionale alla ricchezza ed ai consumi di meno di un quinto della popolazione mondiale a scapito degli altri quattro quinti. Al contrario, nel crescente interesse per i processi di regionalizzazione dell’economia mondiale, vede la possibilità di ripristinare un più sano rapporto tra bisogni e sistemi produttivi.
Il Partito della Sinistra Europea, dovrà operare in questo quadro. Per la pace, la sicurezza che può derivare solo dall’incontro tra culture e dalla cooperazione, gli stessi interessi materiali dei popoli europei, dovrà sostenere all’interno dell’UE la creazione di una Mesoregione Mediterranea incentrata sulla solidarietà con tutti i popoli mediterranei e avente come asse privilegiato il dialogo tra l’Europa e il Mondo arabo tutto.

La speranza per il futuro
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