Veltrusconi, ammuina televisiva
Ogni giorno quando apriamo gli occhi la nostra prima preoccupazione è di vedere a che punto siamo per il confronto televisivo tra Veltroni e Berlusconi. Ci addormentiamo con questo interrogativo che ci ronza nel cervello e speriamo sempre che al nostro risveglio ci sia finalmente la notizia tanto attesa. Così non è.
Il tormentone continua. Sta per finire quello dei sondaggi che ci hanno accompagnato per tutta questa fase della campagna elettorale. Siamo il paese più sondaggiato, più degli Stati Uniti, il che è tutto dire. Non c’è trasmissione televisiva, non c’è giornale che, ogni giorno, non ci propini risultati elettorali. Accade così che il confronto politico si dipana nopn sui problemi reali, concreti, di questo paese ma sui sondaggi che riguardano non solo il voto ai partiti in lizza ma anche le tante e diverse preferenze degli italiani. Ancora più divertente, si fa per dire, è leggere articoli sui giornali in cui si parla dei sondaggi come fossero già i risultati elettorali. Alla fine di queste ricerche che si basano su campioni di mille, millecinquecento persone, si viene a sapere che circa il venti per cento degli interpellati, cioè più di duecento persone sono indecise. Se poi si tiene conto che circa il venti per cento degli elettori italiani non va a votare, davvero i sondaggi si riducono a ben misera cosa. Non solo. I sondaggisti, anche se guidati da autorevoli esperti, si spingono ormai su terreni pieni di insidie, come quelli relativi alle intenzioni di voto dei giovani o degli operai. Le domande sembrano fatte in modo tale, ci perdonino gli autorevoli politologi che si avventurano su questi terreni, da avere risposte già confezionate. Se il politologo o il giornale o un partito vuol fare prevalere una sua tesi un sondaggio ad hoc non si nega a nessuno.Il bello è che sulla base di un nulla, gli istituti preposti mettono sempre le mani avanti sui risultati ottenuti e negano alcun valore scientifico, si aprono dibattiti che occupano colonne e colonne sui giornali, che allietano le nostra serate televisive. Ci dice il sondaggio che gli operai votano a destra? Ma di quali operai si parla, di quali categorie, sono cassa integrati, disoccupati, precari? Problemucci, cose non interessanti di fronte al dio sondaggio. Così cominciano le disquisizioni. Parlano politici, sociologi, esperti del mondo del lavoro. Votano a destra ma sono anrtiberlusconiani. Sono delusi dal governo di centrosinistra, non hanno ottenuto risultati, sono stanchi di vecchie ideologie. Le elucubrazioni dei politilogi portano quasi sempre ad un unico risultato. Sapete di chi è la colp? Naturalmente della sinistra radicale, oggi Sinistra-Arcobaleno, perché ha impedito al partito democratico di portare avanti una politica riformista. Si interroga, angosciato, Veltroni: che gli devo dire agli operai che c’è il conflitto di classe? No, sarebbe troppo. Basterebbe dicesse che ci sono gli sfruttati e gli sfruttatori e che loro sono gli sfruttati. Torniamo così al nostro assillo iniziale. Si farà o no il confonto tra Veltroni e Berlusconi o se ne parlerà fino a due giorni prima del voto? Quando apriamo gli occhi ci domandiamo anche: ma che avranno da dirsi quei due che non si siano già detti ?Che sia tutto una “ammuina” ? Forse, anzi togliamo pure il forse.

La speranza per il futuro
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