L’esperienza italiana è una realtà concreta. Non è in discussione l’autonomia politica, organizzativa e culturale di Rifondazione. L’unità non si fa malgrado i partiti ma grazie al fatto che ci sono
Terminata la fatica, con qualche strascico, della formazione delle liste elettorali e non solo quelle di Camera e Senato, ma anche delle Province, dei Comuni, delle Regioni dove si vota, si entra nel pieno delle campagna elettorale.
elettorale. “ Sinistra-Arcobaleno”, viene definita non solo una lista elettorale ma, soprattutto, un passaggio verso la costruzione del soggetto plurale e unitario della sinistra. Si tratta di un passaggio importante della campagna elettorale, di una profonda innovazione nella vita politica italiana, un progetto ambizioso ma necessario per garantire che anche in Italia, continuerà ad esistere una forza di sinistra, non solo testimonianza ma in grado di dire la sua, di far sentire la propria voce, di intervenire con autorevolezza nei processi politici ,economici, sociali. Un progetto aperto, che richiede confronti aperti fra i soggetti che sono chiamati a realizzarlo, partiti, movimenti, associazioni. Ne parliamo con Walter De Cesaris, coordinatore della segreteria di Rifondazione Sinistra Europea, impegnato in prima persona nel coordinamento politico del comitato elettorale di “Sinistra-Arcobaleno”. Una intervista, come si dice, fuori dai denti, che parte proprio da un nodo politico che riguarda, in particolare, Rifondazione. Al nome del partito è stato, non a caso, aggiunto quello di Sinistra Europea, un progetto in fase di realizzazione, con risultati positivi a partire dal rapporto stretto con movimenti e associazioni. Ora, dal momento che si investe sulla Sinistra-Arcobaleno, addirittura diventa nome e simbolo sul quale si combatte la campagna elettorale, come qualcuno dice, il progetto di Sinistra Europea viene abbandonato?
Non credo- risponde De Cesaris- che un progetto si misura in relazione a un altro. O ha la capacità di camminare sulle proprie gambe o non è. Questo vale anche per la Sinistra Europea. Perché io credo che Sinistra Europea abbia un futuro ? Innanzitutto proprio per la dimensione europea. In tutta Europa c’è una ridefinizione dentro il campo delle sinistre. Vi sono sinistre che, variamente denominate, si muovono chiaramente dentro una prospettiva antiliberista. Queste sinistre che chiamerei con un termine generale “di alternativa”, tendono ad affermarsi come soggetti politici autonomi. Non voglio sottovalutare le componenti di sinistra esistenti anche dentro il campo del socialismo europeo, ma è evidente che queste forze stanno addensandosi intorno alla soggettività politica del Partito della Sinistra Europea. Per quanto riguarda la prospettiva del processo unitario in Italia, ritengo che Sinistra Europea, sia una realtà concreta aggregata nel nostro Paese e che sia del tutto sbagliato, prima di tutto dal punto di vista della cultura politica, pensare che la Sinistra l’Arcobaleno annulla la Sinistra Europea, come sarebbe sbagliato affermare che annulla la cultura ambientalista o altro. Il processo unitario a cui pensiamo è uno spazio pubblico della politica in cui le soggettività non si annullano ma trovano uno spazio di condivisione. Anzi, penso, che l’esperienza italiana di Sinistra Europea possa rappresentare un valore per il percorso della Sinistra l’Arcobaleno a partire dalle elaborazioni e dalla carta di intenti e da quella delle regole. L’ispirazione federale, il rapporto tra le strutture verticali e quelle orizzontali territoriali, il metodo del consenso, la democrazia di genere e altro ancora penso siano indicazioni utili per il futuro della sinistra in questo Paese se si vuole trovare una strada differente da quella della sommatoria tra ceti politici o quella dello scioglimento e/o annessione. Ripeto la mia opinione: il futuro non sta scritto su nessuna tavola della legge. Vale per i partiti e vale per tutti. La Sinistra Europea deve conquistarsi da sola il proprio futuro.
In questi ultimi mesi, a partire dagli “ autoconvocati” dell’assemblea di dicembre alla Fiera di Roma, è nato un movimento per la Sinistra-Arcobaleno di cui fanno parte anche associazioni che aderiscono a Sinistra Europea. Non c’è il rischio che ci siano sovrapposizioni e autereferenzialità. Non c’è il rischio che siamo sempre i soliti?
Il pericolo dell’autoreferenzialità è sempre presente come la pratica deleteria di cambiare distintivo sulla stessa giacca a seconda della riunione a cui si partecipa. Vorrei essere chiaro, però. Questo rischio vale per tutti, vale per le associazioni e vale per i partiti, allo stesso modo. Per quanto riguarda, la vicenda specifica del movimento delle associazioni per la Sinistra Arcobaleno, non capisco la critica. Tutti diciamo che la sinistra arcobaleno non deve essere una semplice federazione di partiti ma divenire una relazione tra partiti, associazioni, donne e uomini singoli. Ora, se c’è un movimento associativo che si soggettivizza per tale scopo dovremmo essere contenti e non fargli le pulci. E se molte di queste associazioni sono della Sinistra Europea dovrebbe essere solo motivo di contentezza perché vuol dire che questa realtà a qualcosa è servita e serve. D’altra parte, attraverso Sinistra Europea, abbiamo permesso che realtà che non si conoscevano e spesso, se si conoscevano, si contrapponevano, hanno trovano uno spazio di condivisione: Rete femminista, centri sociali, Uniti a Sinistra e altri ancora. Una volta imparato a camminare assieme, se cominciano un cammino autonomo, non solo non è da lamentarsi ma è da apprezzare. Questo non vuol dire che va tutto bene o che andrà tutto bene. Vedremo, sulla base delle scelte concrete che ognuno, nella sua autonomia, compirà.
Abbiamo bisogno di una forte e unitaria campagna elettorale. Ma ancora nel partito non si è “digerita” la questione del simbolo, la falce e il martello, che non c’è più . Addirittura c’è il sospetto che la lista elettorale, Sinistra-Arcobaleno, sia lo “strumento” per chiudere il partito. Non credi che questo clima possa danneggiare la campagna elettorale? Come si dice, se non si è convinti è difficile convincere gli altri.
C’è il fumo e c’è l’arrosto. Ritengo che il dibattito così acceso sul simbolo alle elezioni sia il fumo, ovvero un vero sviamento dal problema. Semmai è il contrario. Fare della presenza del simbolo alle elezioni il punto di caduta della nostra discussione interna sulla permanenza o meno del partito, è il massimo di deviazione istituzionalista che si potrebbe avere. Vuol dire far coincidere partito e istituzioni e fare delle elezioni l’alfa e omega della politica. Il contrario dell’innovazione necessaria e dell’idea del partito società che a parole affermiamo e che, con quell’impostazione, neghiamo. Detto questo, il problema è il dopo. Il confronto è aperto. Io penso a un soggetto unitario e plurale in cui a nessuno è chiesto di sciogliersi ma a cui a ognuno è chiesto di fare una vera cessione di sovranità su punti decisivi, quali come si fanno le liste elettorali, come si sta nelle istituzioni, la costruzione di sedi comuni di decisione e così via. Penso che l’idea dello scioglimento sia sbagliata e vecchia. Vecchia perché riproduce l’idea del principe, del generale che annulla le diversità e riproduce la gerarchia. Invece, la novità è proprio quella di riconoscersi tutti parziali e di rompere la piramide gerarchica. Tutti i documenti approvati, la carta degli intenti dell’8 e 9 dicembre parlano chiarissimi e nella medesima direzione: soggetto unitario e plurale. L’autonomia culturale, politica, organizzativa del PRC (come quella degli altri soggetti) non è in discussione, anzi un valore. L’unità non si fa malgrado i partiti ma grazie al fatto che ci sono. Andare oltre i partiti ? Si, nel senso che il processo deve essere aperto alle associazioni e ai singoli. No, nel senso che deve prevedere il loro scioglimento in un altro soggetto politico. Penso di essere chiaro. Se poi qualcuno la pensa diversamente, non ha altro da fare che prende carta e penna e fare una proposta al congresso. Ci misureremo con grande correttezza e grande determinazione.

La speranza per il futuro
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