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Giustizia, progetti di finanziamento e cultura della legalità

Vincenzo Siniscalchi*

giustizia.jpgServe una ristrutturazione dell’apparato giudiziario per uscire dalla crisi di credibilità. La tutela dei diritti dei cittadini. Volano di sviluppo e garanzia della società

È urgente porre mano ad una seria e complessiva ristrutturazione dell’apparato giudiziario perché la giustizia ha bisogno di uscire dalla crisi di credibilità che la affligge ormai da molto tempo nella opinione pubblica del nostro Paese.

Per troppo tempo la giustizia è stata intesa come terreno di scontro su cui la politica ha esercitato anche a livello legislativo, pratiche di attacco anche in occasione di inchieste giudiziarie in settori particolarmente “sensibili” come quelli dell’economia, della pubblica amministrazione e delle varie “caste” di turno.
È di vitale importanza uscire da questa situazione di cui fanno le spese soprattutto i cittadini che non riescono ad ottenere una resa pur minima nella tutela dei loro diritti soprattutto quando sono vittime. In un paese moderno la giustizia (ovviamente nel rispetto dei principi fondamentali fissati dalla Costituzione) dovrebbe rappresentare, con il suo pieno funzionamento, un volano di sviluppo, un coefficiente di forte garanzia della società, un punto di riferimento sicuro per l’attuazione delle garanzie democratiche, della certezza del diritto, della effettività della sua realizzazione, del contenimento dei danni collettivi che provengono dal diffondersi della illegalità.
Due sono le priorità che bisogna affrontare, se si vuole uscire da ogni facile genericità programmatica e si vuole contenere invece il progetto sui punti più urgenti determinati dalla crisi vistosa che viene denunziata dai discorsi inaugurali degli anni giudiziari: una ristrutturazione seria della distribuzione delle risorse umane e finanziarie destinate alla giustizia ed una ripresa forte della cultura della legalità e di tutte le iniziative che ad essa sono connesse.
Annunciare progetti di riforma del processo penale, del processo civile per giungere ad una reale semplificazione che riduca i tempi di queste procedure in ambiti ragionevoli può essere utile ma deve essere la base di un progetto moderno di individuazione delle risorse utilizzabili.
Quanto alla ripresa di una cultura della legalità occorre tener presente che vi sono aspetti allarmanti di questa crisi del rispetto della legge che investono la tutela del lavoro, delle normative sulla sicurezza anche stradale, del complesso di norme che devono essere osservate dai pubblici amministratori i quali non attuano comportamenti virtuosi e si adagiano su sistemi di connivenze che a tutti i livelli contribuiscono ad appannare l’idea che la violazione sistematica della legge deve essere perseguita con ogni mezzo.
Il processo penale va liberato certamente da lacci e laccioli che lo paralizzano ma va dotato di sempre maggiori mezzi di ricerca della prova, dalle intercettazioni alle analisi scientifiche ed economico-finanziari; solo così si possono smascherare i grandi e pericolosi fenomeni di corruzione amministrativa e finanziaria che finiscono col rappresentare terreno di manovra anche per gli investimenti illeciti delle grandi organizzazioni criminali. Ben vengano, dunque, le enunciazioni programmatiche che danno al problema della giustizia un minimo di protagonismo nel dibattito politico ma serviranno a qualcosa soprattutto se si risponderà ai quesiti fondamentali. Quale spesa si vuole programmare per la giustizia nel nostro Paese? Quale sarà il punto di rilancio di una cultura della legalità che consenta al nostro Paese di liberarsi dalla morsa selvaggia delle “caste” pubbliche e private che proprio della illegalità hanno fatto il loro principale strumento di potere?   

*Componente laico del Consiglio superiore della Magistratura

Categoria: Libertà Civili