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Alitalia, l’unica via è la trattativa per un serio piano industriale

Carlo Sandri

20070914_alitalia_vecchio_poster_319x425.jpgBanca Intesa San Paolo smentisce Berlusconi: non c’è nulla sul tavolo, zero. Zipponi ( Prc): Malpensa un fallimento industriale e politico delle classi dirigenti del Nord

Il “gioco” su Alitalia si fa duro. E’ indecente  che una questione di così grande rilevanza  diventi strumento di propaganda elettorale dove chi più ne ha più ne metta. E’ indecente che non si tenga conto che oltre a ciò che rappresenta,oggi, nell’economia di un paese, il trasporto areeo non si abbia alcun rispetto per migliaia e migliaia di lavoratori, di famiglie che vanno incontro ad un futuro oscuro.

Tanta  è l’indecenza che  in una trasmissione radiofonica, di quelle nelle quali i cittadini rivolgono domande a “esperti” che stanno in studio, si sia sentito dire con grande tranquillità che la crisi si risolve facilmente, basta mandare a casa qualche migliaio di lavoratori. Del resto cosa  c’è  da aspettarsi  dal momento in cui il candidato premier Berlusconi dice che lui ha la soluzione pronta, che c’è una cordata di imprenditori disponibili a intervenire insieme ad AirOne, fra cui Banca Intesa. Lui addirittura  di suo ci mette i figli che entrerebbero nella cordata. Accada che mentre il presidente di Alitalia incontra i sindacati, Banca Intesa San Paolo, per bocca del suo amministratore delegato, Corrado Passera smentisce Berlusconi. “Non c’è assolutamente nulla sul tavolo, zero”. Padoa Schioppa, dal canto suo, delinea un futuro nonnproprio roseo: “  Chi è interessato ad Alitalia- dice- si faccia avanti con atti formali e offerte concrete, altrimenti distrugge una possibilità di vendita anziché costruirne una nuova. I tempinormai sono strettissimi, sono dettati dalla condizione della compagnia e non possono dipendere dal calendario politico”. Si parla con sempre più frequenza di fallimento, commissariamento mentre un nuovo incontro fra Alitalia e sindacati è previsto per il 25 marzo. Come uscirne? La campagna elettorale è come un pesante macigno.Le posizioni in campo mutano di giorno in giorno, di ora in ora. L’unica prospettiva a noi sembra quella di una rigorosa trattativa, come hanno chiesto i sindacati, per arrivare ad un serio piano industriale, tutelando i lavoratori che sono una risorsa da ogni punto di vista. I diktat , come quelli posti da Air France non sono certo accettabili e, forse, sarebbe il caso di un qualche passo del governo italiano presso quello francese per far capire che “prendere o lasciare” non fa parte di un rapporto corretto fra aziende che operano in stati amici. E’ in questo quadro che si colloca  una puntuale presa di posizione di Rifondazione comunista con una dichiarazione di Maurizio Zipponi, responsabile del Dipartimento Economia e Lavoro, capolista alla Camera per la Sinistra –Arcobaleno in Lombardia 2″ Il piano presentato da Air France al Governo non è accettabile.Ecco alcuni motivi. Az Service-dice Zipponi- ha 8000 dipendenti di cui circa 3000 sarebbero assunti dalla nuova società, mentre gli altri resterebbero a Fintecna, determinando una specie di area di parcheggio senza prospettive occupazionali. L’abolizione del servizio cargo sarebbe una chiara operazione a vantaggio degli interessi francesi. Per non parlare della questione di Malpensa, il più grande fallimento industriale e politico delle classi dirigenti del Nord. Malpensa ha assorbito enormi masse di finanziamenti pubblici, probabilmente il più grosso intervento pubblico mai attuato a favore di un’impresa in Italia. Una percentuale minima di uomini d’affari usa le tratte internazionali di Malpensa e il
campanilismo e l’imprevidenza hanno generato nell’ambito della stessa Lombardia altri aeroporti destinati a svuotare la funzione di Malpensa.Su questo sfondo si agitano i vari Maroni, Bossi, Moratti, tra demagogia e arroganza.Per altro in questa gara populista- conclude Zipponi- emerge l’inerzia e il silenzio della cosiddetta grande imprenditorialità lombarda che non muove un dito e non mette un euro per evitare che Alitalia diventi francese, rendendo incerto il destino di tante migliaia di lavoratori. Almeno che non si voglia contare sui figli di Berlusconi, sempre più frequentemente usati in questi giorni come ipotetici rimedi ai problemi del precariato ed a quelli della “italianità” della nostra compagnia di bandiera.”
La verità è che un gruppo ristretto di imprenditori e politici lombardi vogliono far fallire Alitalia per trasformarla in una nuova Telecom: i debiti allo stato e i beni ai privati”.

Categoria: Lavoro