L’undicesimo comandamento di monsignor Betori
I preti sono davvero bravi. Non per niente hanno alle spalle due millenni di storia. L’arcivescovo Giuseppe Betori, segretario generale della Cei ( Conferenza episcopale italiana) nel corso di una conferenza stampa tenuta alla Radio vaticana a conclusione dei lavori del Consiglio permanente episcopale ancora una volta ha fatto professione di fede: non spetta a noi indicare ai cattolici come votare, la chiesa se ne guarda bene.
Insomma un fiore di laico. Queste le intenzioni dichiarate, quasi a mettere le mani aventi. Perché il bello viene in seguito. Monsignor Betori infatti non si occupa solo delle anime dei credenti. In primo luogo vuole una riforma della legge elettorale. E’ compito cui il Parlamento dovrà “ necessariamente” provvedere. E’ un “dovere” perché solo cambiando la legge attuale “si potrà ridare finalmente ai cittadini un potere di scelta”. Ma come, si dirà, sono in molti a chiedere questo e in primo luogo le forze di Sinistra. Non va bene se lo chiede un arcivescovo? C’p solo da sottolineare che la laicità dello Stato non va a corrente alternata: quando il Vaticano interviene su problemi che niente hanno a che fare con il compito di far da pastori alle anime non ci sono cose che vanno bene e cose che vanno male. C’è una indebita ingerenza, comunque. Ma il bello viene subito dopo. L’arcivescovo che non vuole interferire nel voto dei cittadini, detta però quello che può essere considerato l’undicesimo comandamento: Dice monsignor Betori che i presuli “ non si schierano” ma vigileranno attentamente sulle attenzioni e sulla coerenza che i politici cattolici ( i candidati ndr) osserveranno nei confronti di quei valori “ non negoziabili” che tanto stanno a cuore al Vaticano. E , per essere ancora più chiaro, l’arcivescovo ricorda agli elettI preti sono ori questi valori: no all’aborto,no all’eutanasia, difesa della vita fin dal primo concepimento, famiglia basata sul matrimonio tra un uomo e una donna”. Qui siamo ben oltre l’ingerenza,tanto che Maurizio Lupi, a nome del Pdl, fa i salti di gioia e subito dichiara che come sempre dalla Cei viene “un richiamo di alto profilo per chi è impegnato in politica, cattolici e non.”. Che anche i non cattolici debbano obbedienza al papa francamente ci pare un po’ troppo. Di questo passo dove va a finire un cardine dei sistemi democratici, l’autonomia della politica? Una risposta è attesa anche dal Pd di Veltroni.

La speranza per il futuro
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