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La polveriera Kosovo: una favola non a lieto fine?

Sergio Vasarri

k1.jpgEsplode la violenza interetnica tra serbi e albanesi. Le forze ONU fanno dietrofront.

Si riaccendono i focolai dell’odio interetnico nei Balcani: il pomo della discordia è la secessione-indipendenza del Kosovo. Le enclave serbe nel nuovo Stato sono in agitazione, e i violenti scontri di Kosovska Mitrovica ne sono la prova tangibile. Risuonano le armi automatiche e i militari ONU abbandonano il campo, rievocando fantasmi del passato. La città è adesso abbandonata agli scontri, ma la NATO minaccia interventi decisi. Eppure la storia non doveva essere questa.

C’erano infatti una volta delle elezioni in Serbia. E c’erano due candidati: uno moderato – Boris Tadic – ed uno erede politico di un dittatore, l’ultranazionalista Tomislav Nikolic, leader di quel Partito Radicale Serbo, che sostenne Slobodan Milosevic negli anni ‘90.
Entrambi si confrontano sul futuro di uno Stato, e di un popolo. E il popolo insieme a loro. C’è chi vuole più Europa, più diritti, più giustizia. C’è chi vuole meno Europa, meno dialogo, meno diritti.
Vince Tadic, il moderato: è il nuovo Presidente della Serbia, di una nazione spaccata e scossa da tensioni profonde, in cui solo un’esigua maggioranza popolare -  il 50,3% - lo appoggia. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo: Europa, Italia, i vicini pezzi di ex-Jugoslavia.
Una bella occasione per svelenire gli animi in quell’area martoriata, per proseguire con convinzione sulla strada della pacificazione, della tolleranza, dei diritti umani e dell’integrazione europea.
E vissero felici e contenti.
Ma il finale di questa favola per USA, Francia, Italia è forse troppo scontato, banale. O forse semplicemente troppo razionale.
E allora perché non favorire ed accettare una secessione – quella del Kosovo del padre-padrone e forse anche padrino Hashin Thaci – mortificando la linea politica del povero Tadic, ed esponendo la Serbia moderata e europeista agli strali nazionalisti e fascisti dei “nipotini” di Milosevic? E la Serbia cosa fa? Tenta di riportare la questione in seno al Consiglio di Sicurezza ONU, nella sua sede legittima, ma al citofono delle Nazioni Unite non risponde nessuno. Almeno per ora. Nel frattempo, nonostante D’Alema sia convinto che tra Serbia e Italia nulla sia cambiato o possa cambiare, gli ambasciatori serbi nei Paesi che hanno riconosciuto la secessione kosovara vengono richiamati in patria. Brutto affare, e non è finita qui.
Vi ricordate della Serbia nazionalista e conservatrice? Ebbene, a quella parte di popolo e al suo leader – Vojislav Kostunica – la questione del Kosovo restituisce fiato. Fiato che strumentalmente alimenta la protesta, anche violenta. Rigurgiti pericolosi che trovano eco nelle stanze della politica, che sconquassano un già fragile Governo, fino a portare il premier Kostunica – l’8 marzo scorso - a rimettere il suo mandato e a chiedere elezioni anticipate. Al Presidente Tadic non è restato altro che sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate per l’11 maggio. La campagna elettorale già si tinge di toni accessi e la linea politica dei conservatori appare chiara dalle parole di Kostunica: “Il nuovo governo serbo inizierà con piena legittimità i colloqui per l’adesione all’Ue solo con la sua provincia del Kosovo. Il nuovo esecutivo alle elezioni deve ottenere un chiaro mandato: la Serbia con le sue frontiere internazionalmente riconosciute deve diventare un Paese membro dell’Ue. I Paesi dell’Ue che hanno riconosciuto il falso Stato del Kosovo sicuramente vorrebbero che in qualche modo lo facesse anche la Serbia. Però se i cittadini serbi alle elezioni dicono chiaramente che il Kosovo è Serbia e che la Serbia può entrare nell’Ue solo con il Kosovo, sicuramente si apriranno nuove strade per l’adesione tra la Serbia intera e l’Ue”.
Che dire? Complimenti a Bush e soci, tra cui l’Italia. Adesso non resta che aspettare l’esito delle elezioni e riscrivere il finale della favola: e vissero divisi e scontenti.

Categoria: Dal Mondo

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