La malinconica parabola di Reichlin
Alfredo Reichlin, uomo di cultura, dirigente politico di lungo corso, una storia nel Pci, collocato nella sinistra del partito, poi nel Pds, nei Ds e, ora, uno dei “ saggi” del Pd, ha elaborato un documento fondamentale per la costituzione del partito di Veltroni.
In questi ultimi tempi i suoi “saggi” sull’Unità, di cui è stato anche direttore, si sono, purtroppo per la nostra cultura, trasformati in pura propaganda. Propaganda di alto livello, si badi bene, come si addice al personaggio, ma pur sempre propaganda. Per successivi scivolamenti dalla propaganda è passato all’ingiuria nei confronti dell’avversario. Non di Berlusconi, anche se noi per principio essendo non violenti lo siamo anche per quanto riguarda il linguaggio. Sempre più spesso prende di mira la sinistra, quella vera. Scrive Reichlin: “ Dopo la vittoria dei socialisti in Spagna e in Francia e la parallela catastrofe dell’estrema sinistra non so cosa resti della tesi che i grandi partiti riformisti come il Partito democratico si sono trasformati in partiti moderati. E che quindi, lo spazio politico e ideale della sinistra viene ormai occupato da formazioni come la “cosa rossa” “. Poi con tono sprezzante esclama : “ Stiamo freschi”, quasi che quelli della “ cosa rossa” siano degli appestati dai quali guardarsi. Non basta all’Alfredo Furioso. Fa fatica, dice assistere al modo in cui vecchi amici della sinistra affrontano la grande questione della rappresentanza del lavoro, “ in sostanza contrapponendo classe contro classe. Quale stupido economicismo”. Poi si infila in una interpretazione del rapporto fra Pci e classe operaia, fra il Pci e il lavoro. Si richiama a Di Vittorio, Entra in un vicolo cieco perché, di fatto, dà ragione a chi il problema del ruolo della “ classe”, pur in termini aggiornati, moderni si potrebbe dire, lo pone. Il nostro mette le mani avanti affermando che il Pci ci insegnava che “non eravamo un partito operaio ( una “nomenclatura della classe”), ma una grande forza democratica che aveva il compito di spingere le masse povere e i lavoratori dipendenti ad uscire dal corporativismo per conquistare una coscienza politica, cioè una visione più ampia, nazionale della loro lotta”. Bene.Siamo d’accordo. Ma questa lotta aveva qualche avversario? Forse i padroni. Già ma Veltroni oggi dice che siamo tutti sulla stessa barca. E Reichlin “ Io- dice- non propongo al Pd quel modello di rapporto politico fra il partito e il lavoro. Due brevi considerazioni a commento di questa malinconica parabola di un prestigioso dirigente comunista: Intanto si potrebbe ricordare che la sinistra in Germania, in Grecia, in altri paesi non ha ho subito catastrofi che il voto spagnolo e quelle francese non si possono mettere in un unico calderone. Poi vogliamo ricordare che in Spagna e in Francia i partiti che hanno riportato significativi risultati si chiamano ancora socialisti, parola bandita nel linguaggio veltroniano. In fondo cosa propone Reichlin nel lungo articolo dell’Unità? “ Il Pd e la bandiera del lavoro”, è il tritolo dell’articolo. Alla fine della lettura resta un mistero di come e chi riesca a fare l’alzabandiera.

La speranza per il futuro
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