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A.A.A. cercasi ONU disperatamente/2

Sergio Vasarri

onu.jpgKosovo, la secessione che diventa indipendenza

L’Europa del dopoguerra e del XXI secolo aveva sperimentato tutto dal punto di vista politico. Ci mancava solamente un’autodichiarazione di indipendenza. Qualche settimana fa, grazie al premier kosovaro Hashim Thaci e a George W. Bush, anche questo nostro inespresso desiderio è stato esaudito.

Ma facciamo un passo indietro per capire lo scenario in cui ci stiamo muovendo. Il Kosovo è una provincia autonoma serba a netta – tra l’80 e il 90% - maggioranza di popolazione di etnia albanese, amministrata con un regime speciale regolamentato dalla risoluzione ONU 1244, adottata il 10 giugno 1999. Con essa il Consiglio di Sicurezza ONU ha autorizzato l’istituzione in Kosovo di due presenze internazionali, una civile e l’altra di sicurezza, entrambe sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Di fatto, il Kosovo diventa un protettorato ONU in cui USA e Italia svolgono un ruolo di primo piano.
Sullo sfondo l’azione incerta ed intermittente dell’Unione Europea, che con l’antica tecnica persuasiva “del bastone e della carota” prova a convincere i serbi moderati a chiudere un occhio sullo strappo kosovaro in cambio di una corsia preferenziale di accesso alla Casa comune europea.
Ma si sa, i tempi del diritto e della legalità non sempre coincidono con quelli della cattiva politica. E allora la voglia delle elite e dei potentati economici kosovari – di matrice non del tutto chiara – unita alla voglia di Bush e Condoleeza Rice di impiantare nuove basi nei Balcani, portano alla dichiarazione di indipendenza dello scorso 17 febbraio. Tutto ciò nonostante l’opposizione del neo-eletto Presidente moderato serbo Boris Tadic e – udite! udite! – in contrasto con una risoluzione ONU pienamente legittima e vigente.
L’escalation è di quelle che fanno sensazione: si passa da una ormai consueta assenza dell’ONU nelle decisioni sulle crisi più aspre e controverse, da interventi illegittimi e unilaterali avallati da USA & Co. che se ne fregano beatamente dell’ONU, ad atti ufficiali di enorme rilievo e di notevoli implicazioni adottati addirittura in contrasto con le norme emanate dalle Nazioni Unite. Perché?
Perché portare la questione nel Consiglio di Sicurezza avrebbe significato “riscuotere” il veto russo e, chissà, cinese. E allora meglio agire in aperta illegittimità e fare leva solo sulla legge del più forte e sull’acquiescenza di tutti gli Stai alleati, prezzolati, dipendenti.
Indipendenza del Kosovo, quindi, che tecnicamente valutata dal punto di vista del Diritto internazionale puzza molto di secessione.
Credo che a nessuno, tranne a chi ci governa a livello nazionale e a livello internazionale – leggi UE e ONU – sfugga la delicatezza e la strategicità dell’area geografica in cui gli avvenimenti in questione stanno accadendo. Dimenticare la Storia, vuol dire non far tesoro di un fondamentale bagaglio di esperienze. Repetita iuvant, dicevano i latini: ma è proprio necessario ripetere guerre e drammi per capire la lezione?

Categoria: Dal Mondo