In un clima di crescente ingiustizia, un viaggio alla ricerca di un garante dei diritti internazionali
L’invasione Turca nel Kurdistan iracheno aggiunge un’altra strofa al requiem per il Diritto internazionale e segna un ulteriore punto nella speciale classifica dell’impotenza dell’ONU. Proprio così, l’invasione turca dell’Irak. Perché non è facile chiamarla in altra maniera.
L’esercito turco, senza il cappello di norme internazionalmente riconosciute legittime, è penetrato nel territorio di uno Stato sovrano e ha compiuto atti di guerra contro presunti gruppi terroristici, con il coinvolgimento della popolazione civile. La cosa più spiacevole è che non si è vista la reazione dell’ONU, dell’UE, di altri Stati sovrani, come l’Italia, che fanno della Pace una bandiera. E che hanno della pace in quell’area una bandiera.
Post-attacco alle Torri gemelle, le norme di Diritto internazionale sembrano non trovare più applicazione, anzi assume quasi dignità di consuetudine agire un comportamento contrario: è sufficiente dichiarare unilateralmente la presenza di terroristi, di qualsiasi matrice - ma questo è già un approfondimento eccessivo -, in un qualunque Stato nel Mondo, per sentirsi in diritto di compiere atti di guerra, al di fuori di dichiarazioni ufficiali e di risoluzioni, quindi norme, ONU.
Ma l’Italia, gli USA, la Gran Bretagna, e tanti altri, non sono da anni in Irak per preservarne e supportarne i processi democratici? E la regione attaccata dall’esercito turco, non è quel Kurdistan martoriato dalla dittatura di Saddam Hussein, in difesa di cui tanti Paesi sono intervenuti? Singolare dunque che si intervenga in maniera selettiva, ovvero si proteggano i diritti umani di qualcuno ma solo da qualcun altro, identificato nelle maniere più disparate, e non da tutti. Dobbiamo quindi abituarci a diritti umani e diritti un po’ meno umani a seconda di chi li rivendica e nei confronti di chi altro? Dobbiamo abituarci ai regolamenti di conti internazionali, alla giustizia sommaria self-service?
La deriva di rapporti internazionali non governati dall’unico organo legittimamente e universalmente riconosciuto, l’ONU, è certamente nefasta. E dire che la comunità internazionale l’ha già sperimentata nei decenni successivi alla Prima Guerra Mondiale, quando alla tutela dei diritti esercitata dalla Società delle Nazioni sì è anteposta la logica dei rapporti bilaterali e la legge del più forte.
Anche oggi il più forte, gli USA, detta legge. Ma la legge ingiusta è sempre vittima della ragione. Per ogni Creonte, infatti, ci sono e ci saranno cento Antigone pronte a seguire una giustizia superiore a quella di un governo ingiusto. A farne le spese, purtroppo, sarà sempre Tebe, e tutti i tebani, in qualsiasi modo essi si chiamino.

La speranza per il futuro
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