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Il debito pubblico cala, la demagogia di Veltroni no

Ettore Colombo

1933997.jpgMentre la Cei invita alle “larghe intese” su salari e carovita e il Pd inneggia alla fine della lotta di classe, il drammatico problema della stagnazione e della perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni irrompe sulla scena elettorale. Le risposte – concrete – della Sinistra Arcobaleno.

Nello stesso giorno in cui BankItalia ci fa sapere che i conti dello Stato italiano non solo sono a posto ma vanno più che bene (segno evidente che le tante “strette” di cinghia del ministro Padoa-Schioppa, dal come utilizzare i soldi del tesoretto a come calmierare le richieste degli aumenti contrattuali, corrispondevano a una precisa scelta di politica economica restrittiva più che di rigore), torna a infiammarsi la polemica sui salari. Grazie, bontà loro, alle parole della Cei, e cioè dei vescovi italiani, che chiede – solo ai due schieramenti principali, s’intende – di lavorare insieme per contenere i prezzi, garantire i salari e, ovvio, difendere i valori della famiglia. Ma partiamo con ordine, e cioè dalle cifre.

Il debito pubblico a fine 2007 è risultato pari al 104,0% del Pil mentre alla stessa data del 2006 era al 106,5% del Pil, comunica la Banca d’Italia. Il che vuol dire che debito pubblico italiano, nel 2007, è sceso in rapporto al prodotto interno lordo molto di più di quanto previsto dalle stime del governo. Le ultime stime ufficiali, diffuse in concomitanza con la presentazione della Finanziaria per il 2008, stimavano infatti il debito 2007 al 105% del Pil. TPS, naturalmente, esulta (“Merito del governo, che ha saputo risanare i conti pubblici”: fin troppo, vien da aggiungere…), ma il dibattito politico s’infiamma e s’incentra su un altro tema, ben più scottante e dentro la carne viva delle persone, quello dei salari. E, dunque, dell’inflazione che li erode. Aumentare il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, dunque. Lo dicono tutti, vescovi compresi, che parlano di “problema della spesa” (sic) in modo generico ma poi specificano: aumenti dei salari minimi, difesa del potere d’acquisto delle pensioni, emergenza abitativa. Al di là dell’ordine delle preferenze sociali stabilito dalle gerarchie, la questione c’è e grande come un macigno. Il leader del Pd Veltroni la fa facile e, insieme, demagogica: “aumentare le pensioni più basse” e “intervenire in tempi rapidi sui salari e a sostegno delle famiglie”, le misure più urgenti, spiegava ieri mattina, dal NordEst, Veltroni. Ma anche – ammoniva – “basta con la lotta di classe. Basta alle ideologie di un tempo passato”, ora c’è bisogno “di un’alleanza tra produttori, un patto tra imprenditori e operai”, perché “sono sulla stessa barca” dice il candidato premier del Pd, che non a caso loda felice la candidatura di falchi di Confindustria ed esponenti della Cgil, presenti accanto a lui.
A far chiarezza su cifre e demagogie elettoralistiche ci pensa una persona assennata e concreta come il responsabile economico del Prc Maurizio Zipponi, che spiega: “Ridurre il debito sul Pil dal 105% al 90% vuol dire risparmiare 230 miliardi di euro. Bisognerebbe vendere il Colosseo ai giapponesi! L’unica, seria, alternativa, è stabilizzare il debito, specie ora che stiamo entrando in una fase di stagnazione. Il vero obiettivo del Pd, al di là delle privatizzazioni selvagge che propone nel programma, è il governo di unità nazionale per affrontare la crisi economica che si profila. Con diversi, pesanti, corollari, dall’abolizione dell’articolo 18 all’abrogazione di fatto del contratto nazionale”.
Per quanto riguarda le decisioni che si potrebbero prendere subito, invece, come la Sinistra Arcobaleno chiede, per alleviare le sofferenze di salari e pensioni basterebbe ridistribuire l’extragettito. Senza alcun bisogno di larghe intese future, come invece – e chiaramente – si punta a fare. Lo spiegavano bene, ieri, la capogruppo di Sd alla Camera Titti Di Salvo (“basterebbe un cdm e un decreto visto che, a parole, sono tutti d’accordo…”) e il presidente della commissione Lavoro della Camera Gianni Pagliarini (Pdci). Che con garbo e ironia ricorda: “Alla Cei, cui va il merito di aver nuovamente richiamato i doveri della politica sui grandi temi sociali, segnalo sommessamente che la Sinistra Arcobaleno si presenta alle elezioni per marcare il valore del lavoro e dei diritti come fondamento della dignità umana”. A differenza di altri, insomma, Pd in testa, la Sinistra fa proposte concrete, non demagogia.

Categoria: Politica