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Una Rai per due o per tutti?

Ettore Colombo

Pluratià per due in Rai?Contro il duopolio di parte è necessario ripristinare almeno un’informazione liberale. Giovedì 13 presidio della Sinistra Arcobaleno presso la sede Rai di viale Mazzini

Forse, per parlare del diritto a una libera informazione, si può partire anche da un (comico, se non fosse drammatico) dato della cronaca politica letto oggi sui giornali. E cioè che l’editore di un’importante catena di giornali locali, fortissimi tra Lazio, Campania e Molise, Giuseppe Ciarrapico, non solo fa aperta apologia di fascismo, ma costringe i suoi redattori a lavorare sotto gigantografie del Duce.

Forse, per capire in quale (pessimo) stato si trova la libertà di stampa in Italia, si può ricordare che non solo “il Ciarra” – già fan di Almirante e di Andreotti – ma anche il direttore di QN (service nazionale di tre radicati e importanti giornali regionali: Giorno, Nazione e Resto del Carlino) Giancarlo Mazzucca si candida nelle fila del Popolo della Libertà. Per non dire di altri giornalisti ed editori fan del berlusconismo della prima o seconda ora, da Renato Farina alla moglie di Fede. Certo è che anche la stampa cosiddetta “democratica” non sta messa particolarmente bene, se si pensa che l’insoddisfazione del loft del Pd nei confronti dell’attuale direzione dell’Unità – in acque difficili a causa di un mancato accordo azionario sfumato all’ultimo minuto – cresce di ora in ora. Pare che parlino “troppo” di e con candidati premier ed esponenti della Sinistra arcobaleno. O se si pensa che – come ci è stato riferito da fonti di provata fede – anche nei Tg più “di sinistra” della Rai l’ordine di scuderia è parlare il meno possibile della Sinistra e di altre formazioni politiche considerate “minori” e concentrare tutta l’attenzione – positiva o negativa che sia – sui due partiti e schieramenti maggiori. Al fine di “polarizzare” al meglio la campagna elettorale. Spunti di cronaca tratti qua e là che dicono una cosa sola: la protesta – anche aperta, anche plateale, e ci spiace per il presidente della Repubblica Napolitano il quale, proprio su questo tema, ha chiesto a tutti di <abbassare i toni> - contro le attuali modalità che i mezzi d’informazione usano per “informare” sulle elezioni e le relative forze in campo è sacrosanta. La Sinistra l’Arcobaleno ha deciso di farla e di promuoverla in modo civile e organizzato, senza mattane o sceneggiate napoletane. Come quelle del segretario dello Sdi Boselli che s’è alzato sbattendo la porta, dagli studi di Porta a Porta, o come quella del leader dell’Udc Casini, che ha aspettato gli ultimi due minuti di trasmissione di Otto e mezzo, su la 7, per abbandonare gli studi. Né serve tirare in ballo Ceaucescu o Pinochet, come ha fatto il solito colorito ed esagerato leader dell’Idv Di Pietro. Resta un problema, quello di un servizio radiotelevisivo – in primis quello pubblico – <che è di tutti e tale deve rimanere>, come scrive nel suo comunicato la Sinistra Arcobaleno, annunciando la manifestazione di giovedì 13 marzo davanti la sede centrale della Rai, quella di viale Mazzini, con Fausto Bertinotti.
Obiettivo, <garantire il diritto fondamentale dei giornalisti e degli operatori della comunicazione ad informare e dei cittadini ad essere informati correttamente>, ma anche <una Rai davvero pluralista> (per tutti) e la necessità di <liberare le tante professionalità di cui l’azienda dispone che non possono rimanere prigioniere di un duopolio politico>. Quello del Pd e della Pdl. Che si sono già spartiti – il più cinicamente possibile – spazi e approfondimenti, in questi giorni. Ma che non vedono l’ora di spartirsi pure professionalità e carriere dei giornalisti che alla Rai lavorano. A Mediaset, ci rendiamo conto, il problema non si pone: lì, al di là di poche isole felici, regna davvero “il pensiero unico” del berlusconismo. Il timore concreto è che le brillanti (e luciferine) menti del Pd vogliano imporlo – trasformandolo semplicemente in un pensiero unico double face – anche in Rai. Bisogna impedirlo. Con la forza di argomentazioni e diritti che – par condicio, entrata in vigore dal 10 marzo e tutta da verificare e misurare, in queste elezioni, a parte – riguardano il tasso di libertà e di democrazia, se non direttamente di “liberalità”, presente o meno in un sistema politico e informativo, nulla di più. Resterebbe da discutere di apologia del fascismo e altre quisquilie del genere, ma intanto portiamo a casa un primo risultato: il diritto a una libera informazione. Ecco perché il 13 marzo, dalle ore 13, è necessario esserci, sotto viale Mazzini.

Categoria: Comunicazione